Discorso alla serata del Coro Consorti Dipendenti MAE

Saluto all’evento di beneficienza dell’ Associazione Consorti Dipendenti Ministero Affari Esteri

8 novembre 2012, Villa Madama

Sua Eminenza Reverendissima, Cardinale Paolo Sardi,

Sua Eccellenza il Venerabile Balì, Frà Carlo d’Ippolito di Sant’Ippolito,

Sua Eccellenza il Marchese Gian Luca Chiavari,

Ambasciatrice Francesca Vattani,

Signore e Signori,

sono lieto di accogliervi a Villa Madama. Questo incontro mi è particolarmente gradito perché mi offre l’occasione per esprimere il mio forte apprezzamento per il vostro impegno in favore dei più bisognosi. Una missione che si manifesta nelle forme più diverse; talvolta, come stasera, anche in modo creativo.

Voi tutti – organizzatori, sponsor, artisti e invitati – siete protagonisti di grandi prove di solidarietà. Ci raccontate cosa siamo e cosa possiamo fare insieme; ci ricordate i valori essenziali della vita; ci infondete fiducia perché ci fate vedere le cose in modo diverso, con un approccio ottimista e positivo. Ci indicate che la civiltà della globalizzazione non solo non ha confinato ai margini della dimensione umana la generosità e l’amore per il prossimo, ma anche che queste sono le qualità spirituali essenziali per vincere le sfide ricorrenti nella storia dell’uomo: quelle del soccorso ai più deboli e della lotta alle deprivazioni.

L’unione di sforzi e di intenti del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (CISOM) e dell’Associazione Consorti dei dipendenti del Ministero degli Esteri è l’esempio tangibile dei grandi risultati che possono essere ottenuti con la combinazione di arte, generosità e organizzazione. Questa formula vincente è anche alimentata da una tipica caratteristica che contraddistingue noi tutti italiani. Mi riferisco alla straordinaria capacità che abbiamo di dare di più, di fare i maggiori balzi in avanti nei momenti più difficili.

La vostra numerosa presenza è inoltre incoraggiante perché sottolinea lo stato di grande vitalità del volontariato italiano. E’ la migliore risposta a coloro che sostengono erroneamente che gli italiani siano un popolo di individualisti, incapaci di organizzarsi. La nostra non è una società polverizzata in cui prevale l’individualismo sfrenato: i valori di giustizia sociale e solidarietà, radicati nella nostra cultura umanistica e cristiana, inducono migliaia di donne e uomini, religiosi e laici, ad associarsi per tutelare la dignità della persona.

L’associazionismo con finalità solidali è una delle più significative realtà dell’Italia, con radici antiche e profonde. Tale realtà, in passato limitata a settori ristretti della società, ha registrato negli ultimi decenni un grande slancio. Parte del merito è anche delle encicliche Mater et Magistra e Pacem in Terris di Papa Giovanni XXIII. Le due encicliche indicarono la creazione di una ricca gamma di associazioni o corpi intermedi … [come] un elemento necessario e insostituibile perché sia assicurata alla persona umana una sfera sufficiente di libertà e di responsabilità. Tale gamma di associazioni ha contribuito a creare in Italia un grande e crescente movimento popolare, che si fonda su un’etica condivisa, su sensibilità comuni, su unità di intenti.

La realizzazione e la gestione da parte del CISOM di un campo multietnico vicino a Modena per far fronte alle conseguenze del sisma che ha colpito l’Emilia è una delle più concrete espressioni di questo movimento popolare. Durante tale esperienza il CISOM ha incontrato un’altra realtà benefica: la Lucciola ONLUS, impegnata in favore di bambini con gravi disabilità psicomotorie e disturbi dell’apprendimento. A questa associazione saranno diretti i nostri contributi, con l’obiettivo di aiutarla a ricostruire le strutture distrutte dal sisma.

Anche il Ministero degli Esteri fa sempre più affidamento sull’associazionismo, pienamente coinvolto non solo in strategie e programmi di cooperazione, ma anche nell’intensificazione del dialogo tra la società civile italiana e quelle di altri Paesi. In un contesto di risorse limitate, è essenziale unire gli sforzi e condividere il patrimonio di idee, esperienze e contributi con il mondo privato.

Tale argomento mi porta a un’altra considerazione. Un grande mecenate moderno, John Rockfeller, diceva con ironia che la beneficenza è nociva tranne quando aiuta il beneficiario a diventarne indipendente. Il senso di queste parole riflette la misura di un altro cambiamento registrato negli ultimi anni dalla filosofia di fondo della cooperazione italiana allo sviluppo. Siamo passati da un rapporto tra donatore e beneficiario a uno di partenariato su basi paritarie, o – come dice il vecchio detto cinese – “da regalare il pesce a insegnare a pescare”. Abbiamo molto investito nella formazione, nell’aiuto alle produzioni locali e nella tutela delle categorie più vulnerabili, come le donne, i bambini e le minoranze. Sono i nostri stessi partner a insistere per tale approccio. Ho registrato in molti miei incontri con rappresentanti di Paesi africani, latino-americani e asiatici parole di riconoscenza per l’evoluzione dalla logica di aiuto a quella di partenariato paritario, alla cui attuazione la società civile – in tutte le sue migliori espressioni – è chiamata a partecipare attivamente.

La condivisione dei principi di solidarietà umana è la base su cui si sono consolidati anche i tradizionali rapporti di amicizia e di collaborazione tra l’Italia e il Sovrano Militare Ordine di Malta. Sono numerose le iniziative che l’Ordine melitense realizza da secoli in Italia e nel mondo in coerenza con la sua vocazione umanitaria. Non è un caso che il Ministero degli Esteri e l’Ordine abbiano lavorato fianco a fianco con ottimi risultati. In Libano, ad esempio, abbiamo riabilitato insieme quattro centri dedicati all’assistenza socio-sanitaria delle fasce più vulnerabili. Spero che la realizzazione di nuovi progetti congiunti possa essere facilitata dall’Accordo per la regolamentazione dei rapporti bilaterali, che ho firmato a maggio con il Gran Cancelliere, Jean-Pierre Mazery.

Vi ringrazio ancora per aver aderito così numerosi a questa iniziativa, alla quale auguro ogni successo. Cedo ora la parola all’Ambasciatrice Francesca Vattani, che invito a presentarci questo magnifico coro femminile dell’Associazione consorti.

©2022 Giulio Terzi

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