Discorso XIV Congresso Radicali

Chianciano Terme, 29 Ottobre 2015

Cara Rita, Caro Marco, cari Amici,

e’ per me un grande piacere e un onore prendere la parola  a questo XIV Congresso di Radicali Italiani su un tema che deve essere al centro dell’azione internazionale dell’Italia .

Un tema che appartiene al patrimonio genetico del movimento radicale , innestato com’e’ nel principio di legalita’ e di affermazione della dignità’ dell’uomo.

Quando insistiamo  perche’ il Governo Renzi  promuova, entro la fine anno,  una grande iniziativa alle Nazioni Unite – un’iniziativa voluta e perseguita con grande tenacia e profetica lungimiranza da Marco Pannella – per il rilancio dello Stato di diritto a livello globale, la nostra insistenza deve essere compresa nei suoi motivi essenziali:

I. Il primo motivo e’ che lo Stato di Diritto , nelle  articolazioni fondamentali del diritto alla conoscenza, della libertà’ di religione e di pensiero, dell’ affermazione universale dei diritti umani, non sta radicandosi così’ saldamente come  si prevedeva una decina d’anni fa, quando per la prima volta le Nazioni Unite inserirono  formalmente  questo argomento nell’agenda dell’Assemblea Generale , tracciando un percorso che avrebbe dovuto rapidamente consolidarsi . Non e’ stato purtroppo  così’.

Vi sono numerosi “flash points” e indicatori di pericolo. Facciamo degli esempi. Chi e’ stato nominato alla presidenza del Consiglio dei Diritti Umani  a Ginevra? Un Ambasciatore Saudita . Per la prima volta un Paese che applica rigidamente un’interpretazione della Sharia vistosamente diversa dai principi e libertà’ di molte Convenzioni delle Nazioni Unite esprime la guida del massimo organismo internazionale di tutela e promozione di tali Diritti.

Sembra ormai irreversibile la forzatura dei criteri che regolano l’accesso alla membership di  organi importantissimi dell’ONU come il Consiglio di Sicurezza. Gli Stati membri delle Nazioni Unite sono ammessi non tanto in virtù’ delle loro politiche , quanto in ragione di rapporti di forza  e di opportunismi motivati da una “realpolitik” che farebbe arrossire i padri della tendenza realista nelle relazioni internazionali , da George Kennan a Hans Morgenthau. Paesi che ignorano palesemente, spesso con grande arroganza, i Diritti Umani vengono accolti a braccia aperte nei sancta sanctorum  che dovrebbero essere riservati  ai veri paladini di tali diritti. Che essi accedano ora anche alle Presidenze e’ preoccupante.

Analoghi ” segnali di pericolo” dovrebbero accendersi quando il Sud Africa – patria di Nelson Mandela, della lotta contro le discriminazioni e l’apartheid – viola la Convenzione istitutiva della Corte Penale Internazionale , ignorando non solo una richiesta di arresto nei confronti del Presidente Sudanese, ma addirittura rimettendo in dubbio la propria appartenenza alla Corte Penale.

Le “luci gialle “dovrebbero accendersi nelle notti iraniane. Più’ di mille condannati a morte da inizio anno, tra cui molti oppositori politici, sono stati fatti salire sul patibolo. Nessuna vibrata protesta  e’ venuta dalle democrazie occidentali, all’insegna del prepotente “enrichissez vous” di un “mercatismo” che annebbia e travalica i nostri confini dello Stato di Diritto. Ne’ si sono mai   sentite parole forti sulle violenze delle milizie  sostenute dall’Iran in Iraq, o circa l’appoggio di Teheran  al genocidio perpetrato da Assad contro il suo stesso popolo . Non ne hanno parlato i Ministri occidentali : non durante le trattative per l’Accordo nucleare, e neppure nel corso delle loro  missioni  promozionali a Teheran .

La visita del Presidente Rouhani il 14 novembre prossimo a Roma ,  la Capitale di una cultura ricca di valori Giudaico Cristiani  , di ideali liberali e laici propri al Risorgimento e alla tradizione sociale della nostra cultura politica, deve  offrire alla Leadership Iraniana l’occasione per manifestare  al mondo, in termini inequivoci, l’impegno a divenire protagonista responsabile sulla scena internazionale. L’Iran e’ parte di un sistema – quello delle Nazioni Unite – che fonda la propria esistenza sullo Stato di Diritto cosi’ come esso viene  definito dall’importante Risoluzione dell’Assemblea Generale del 24  Settembre 2012.

L’Accordo nucleare ha senso se siamo davvero convinti che Teheran si consideri sinceramente impegnata dagli atti che sottoscrive. Il Governo italiano e’ visto a Teheran come un partner essenziale. Per questo abbiamo  l’opportunita’  di convincere  la controparte iraniana  che e’ giunto il momento , con la visita del Presidente Rouhani in Italia, di esprimersi pubblicamente su alcuni punti fermi:

– il punto della legalita’ nelle relazioni internazionali, rispettando i diritti e le liberta’ fondamentali;

– il punto dell’immediata cessazione della propaganda all’odio antisemit a,contro Israele e il negazionismo dell’Olocausto. Della pacifica convivenza con tutti gli Stati della regione membri delle Nazioni Unite, incoraggiando tolleranza e dialogo;

– il punto della lotta al terrorismo;

– il punto della non ingerenza negli affari interni di altri Paesi.

 

Se la diplomazia italiana mira a obiettivi di alto significato politico, non unicamente commmerciali , deve essere colta l’occasione della visita del Presidente Rouhani per una Dichiarazione impegnativa di riaffermazione dello Stato di diritto a livello nazionale e internazionale .

II. Il secondo motivo della nostra insistenza affinche’ il Governo promuova entro fine anno una grande iniziativa alle Nazioni Unite per il rilancio dello Stato di Diritto riguarda l’Europa.

Vogliamo un’Europa piu’ attenta , piu’ puntuale nel tradurre in politiche e comportamenti  concreti gli impegni assunti dai Ventotto Stati Membri  con il Trattato sull’Unione europea (TUE). Vale la pena ricordare due articoli che sono l’architrave dell’Unione, della sua stessa ragione di essere come comunita’ di valori sulla scena mondiale.

L’articolo 2 del Trattato  proclama:” L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignita’ umana, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di Diritto, dei diritti umani e delle liberta’ fondamentali”.

L’articolo 21.2 si riferisce alla politica estera e di sicurezza. Richiama integralmente il precedente art. 2. Precisa che      “ L’Unione definisce e attua politiche e azioni comuni ..in tutti i settori delle relazioni internazionali al fine di a) salvaguardare i suoi valori; b) consolidare e sostenere la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti dell’uomo e i principi del diritto internazionale”.

Lo Stato di diritto e’ la spina dorsale dell’intero sistema normativo dell’Unione poiche’ appartiene alle tradizioni costituzionali di tutti gli Stati membri dell’Ue. La preminenza del diritto –cioe’ della Rule of Law – della democrazia e dei diritti dell’uomo costituiscono i tre pilastri della convenzione CEDU ; l’art. 49 del Trattato  subordina l’adesione all’Ue al pieno rispetto  dello Stato di diritto.

D’altra parte, come gia’ osservato per le Nazioni Unite, il principio dello Stato di diritto e’ diventato il modello organizzativo predominante del diritto costituzionale moderno e delle organizzazioni internazionali. Il modello disciplina: l’esercizio dei pubblici poteri ; il loro agire entro i limiti fissati dalla legge ; il rispetto della democrazia e dei diritti fondamentali.

Se e’ vero che il contenuto preciso di tali limiti puo’ variare in ragione degli ordinamenti costituzionali dei singoli Stati membri, vi e’ un nucleo consolidato e irreversibile di principi di legalita’. Esso comprende:

– processi legislativi trasparenti, responsabili, democratici e pluralistici;

– certezza del diritto;

– divieto di arbitrarieta’ del potere esecutivo;

– indipendenza e imparzialita’ del giudice;

-controllo giurisdizionale effettivo anche per quanto riguarda il rispetto dei diritti fondamentali;

– uguaglianza davanti alla legge.

Questo impianto normativo non e’ “ storia vecchia” , ammuffita tra le carte dei Trattati. Si tratta invece di  materia assai vitale , costantemente rilanciata e sostenuta dal Consiglio Europeo, dal Parlamento e dalla Commissione. Ancora lo scorso anno un’importante Comunicazione della Commissione al PE e al Consiglio richiamava in dettaglio tutti gli obblighi degli stati Membri e dell’Unione sul terreno applicativo.

Ma l’Unione ed i suoi membri manifestano distrazioni analoghe a quelle che fanno temere  stalli e involuzioni a livello globale : cio e’ ancor piu’ grave per  gli europei, data la preminenza dello Stato di Diritto  nell’intero processo di integrazione .

Nelle ultime settimane l’incoerenza europea si e’ purtroppo  palesata nuovamente , in tutta la sua portata.

Due esempi riguardano i rapporti con Ankara e con Pechino.

Per dieci anni l’iter dell’adesione turca all’Unione europea era rimasto nel limbo . Gran parte dei “capitoli” in discussione erano stati congelati contribuendo a quella tendenza neottomana e islamista che poteva essere superata da una vera prospettiva europea per la societa’ turca .Nel giro di pochissimi giorni l’atteggiamento europeo  e in particolare tedesco e francese e’ completamente mutato.

Per acquisire il sostegno di Ankara alla gestione di flussi enormi di migranti dalla Siria, Berlino ha negoziato la riapertura in un colpo solo di tre ambiti di trattativa su diritti umani e liberta’ di informazione; ha accondisceso ad un’erogazione di aiuti quasi dieci volte superiore a quelli inizialmente previsti dalla Commissione; e sta considerando una liberalizzazione dei visti che era , con ben poco fondamento, bloccata da anni.

La precipitosa visita del Cancelliere Merkel a Istanbul si e’ tradotta in un chiarissimo messaggio di sostegno senza condizioni al Presidente Erdogan alla vigilia di una decisiva consultazione elettorale che puo’ cambiare l’assetto costituzionale del Paese,  mettendone a dura prova il pluralismo politico, la rappresentativita’ e tutela delle minoranze , in particolare di quella curda, delle  liberta’ fondamentali e dei diritti umani .

Incapace di esprimere una politica estera e di sicurezza credibile, nettamente insufficiente nel gestire in modo ordinato e responsabile sul piano umanitario la crisi dei migranti, l’Unione a guida tedesca rivela putroppo tutta la sua distrazione proprio nell’affermare lo Stato di diritto nei confronti di partners strategici come la Turchia, che stanno attraversando transizioni problematiche, e che avrebbero dovuto essere accompagnati nel loro difficile cammino sin dall’inizio della crsi siriana. Anziche’ incoraggiare la transizione della Turchia verso lo Stato di diritto, come richiede il Trattato dell’Unione, non si sta forse facendo il contrario?

Un secondo esempio riguarda i rapporti con la Cina. La trionfale accoglienza a Londra del Presidente Xi Jinping  e l’aprirsi di una “golden era” all’insegna di megacontratti e nuovi mercati e’ stata accolta con amari interrogativi: non solo per il silenzio del governo inglese sulle violazioni dei diritti umani , delle liberta’ fondamentali e della tutela delle minoranze; ma anche per l’accantonamento di questioni vitali per il rispetto della legalita’ internazionale e dello Stato di diritto, come l’occupazione militare di isolotti contesi, la sicurezza cibernetica, alcune esportazioni in dumping e altre possibili violazioni del sistema WTO.

Se nel caso Germania – Turchia la distrazione sullo Stato di diritto e’ parsa derivare dall’emergenza migranti, nel caso Gran Bretagna – Cina sono parse nettamente prevalere le opportunita’ dell’economia.

III. Vi e’ un terzo motivo nell’insistere per una     urgente iniziativa all’Onu. La decelerazione dello Stato di diritto che emerge dagli esempi  che ho gia’ menzionato, si avverte non soltanto nei “Paesi in Transizione” , nelle realtà’ che stanno mutando sistema politico, o che cercano di ricostruire una loro statualita’ sulle rovine di “Stati falliti”, di conflitti interetnici, di guerre civili spesso alimentate dall’esterno. La decelerazione riguarda i Paesi occidentali, l’Europa e l’Italia .

Non vi e’ alcuna esagerazione nel dire che l’Italia appare essere , piu’ di molti altri Stati membri dell’Unione Europea, una democrazia in transizione. Ma possiamo fidarci, o anche solo dare per scontato  che la “nostra transizione” sia *evolutiva*, anziché’ *involutiva*?

Un secolo fa un celebre avvocato statunitense , Louis Brandeis, nominato da Woodrow Wilson alla Corte Suprema in riconoscimento del suo coraggio nel lottare per i diritti umani, contro la corruzione e lo strapotere delle lobbies economiche ,scriveva :

“ L’attenzione pubblica e’ giustamente lodata come rimedio ai mali sociali e industriali . La luce del sole e’ considerata come il migliore dei disinfettanti. La luce elettrica come il miglior poliziotto”.

Agli occhi del mondo l’Italia appare devastata dalla corruzione, con una classe politica inquinata a livello nazionale e locale  da criminalita’ organizzata e  pratiche corruttive.

L’Ocse ha messo lo scorso marzo l’Italia al primo posto per la percezione che il pubblico ha della corruzione nelle istituzioni governative, prima ancora di Portogallo e Grecia. Ne’ ha giovato il fatto che il DDL anticorruzione sia rimasto parcheggiato 734 giorni, piu’ di due anni, prima di approdare , annacquato, all’approvazione del Senato.

Da piu’ parti si levano con crescente frequenza constatazioni di quasi impotenza , come quelle del Commissario Cantone per  i pubblici appalti, e richiami allarmati del Capo dello Stato.

Il Presidente Mattarella ha dichiarato :  “La lotta alla corruzione e alle mafie costituisce una priorita’ assoluta”. Moniti vibrati sono stati espressi da Papa Francesco in occasione di incontri con rappresentanti istituzionali del Paese.

Un sistema investigativo e giudiziario assolutamente inadeguato fa si’ che noi siamo l’unica Democrazia occidentale dove la meta’ delle indagini per corruzione vengono archiviate ; dove  a fronte di circa tremila procedimenti aperti  ogni anno si trovano attualmente in carcere soltanto centoventi persone ; una Democrazia che resta al 69o posto della graduatoria mondiale dei Paesi piu’ corrotti, nella fascia che ci accomuna a Bulgaria, Romania e Grecia. Nell’applicazione delle norme che dovrebbero limitare l’accesso dei corrotti alle cariche pubbliche si assiste a diversita’ tali di trattamento che il Corriere della Sera ha titolato dieci giorni fa una lunga inchiesta “L’Anticorruzione non e’ uguale per tutti”.

Certo , esiste anche altro per uno Stato che  ancora non corrisponde ai nostri principi costituzionali. Marco Pannella e i radicali si battono da molto tempo, spesso con sofferenza, sempre  con grande  spirito di sacrificio, per i due grandi nodi della giustizia e delle carceri: due nodi fondamentali nella transizione verso un compiuto Stato di diritto.

Il Comitato Radicale Pietro Calamandrei esprimeva nel gennaio 2013 “grande soddisfazione e al tempo stesso grande sofferenza “ per la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che segnava una svolta, condannando l’Italia per le condizioni inumane e degradanti  di sovraffollamento nelle carceri . Centinaia di altri ricorsi restavano possibili.

Analoga la situazione per il giusto processo: il 90% dei casi sottoposti alla CEDU da ricorrenti italiani riguarda la durata ragionevole, che non puo’ di norma mai superare i tre anni per tutti i gradi di giudizio., mentre altri aspetti problematici hanno riguardato i diritti della difesa, la liberta’ e la sicurezza, la riservatezza.

Nella transizione verso un compiuto Stato di diritto nel nostro paese si comprende cosi’ quanto debba interessare tutti illuminare con la luce del sole , come affermava Louis Brandeis, le vaste zone d’ombra di cui patiamo. Una riaffermazione di questo nostro impegno in ambito Onu non potrebbe che consolidare la credibilita’ dell’Italia.

©2021 Giulio Terzi

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