Discorso “GIORNO DEL RICORDO”

Palazzo del Quirinale, 11 febbraio 2012

 

Signor Presidente della Repubblica,

Ministro Andrea Riccardi,

Signori Ambasciatori,

Cari amici delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati,

Signore e Signori,

 

è con emozione che intervengo a questo Giorno del Ricordo. Suscita sempre dolore rievocare le atrocità e le sofferenze patite dai nostri connazionali in Istria, Fiume e Dalmazia durante e alla fine della seconda guerra mondiale.

Per anni si è finto di credere che tragedie e viltà potessero essere celate dietro una maschera di silenzio, imposta anche dai vincoli di un’Europa divisa in blocchi. In questo modo, si è elusa una precisa responsabilità del Paese, facendo un grave torto alle tante vittime, ai loro familiari e ai tanti italiani costretti all’esodo dalle terre natali dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. La rimozione degli eventi laceranti del passato ha anche finito per ritardare il corso dei processi di identità unitaria della nazione e di quelli di riconciliazione tra l’Italia e i Paesi del confine orientale. L’esemplare realtà di integrazione europea – che l’Italia ha contribuito a fondare e ha fortemente voluto, e vuole, estesa ai vicini Paesi dei Balcani – dimostra che il definitivo superamento delle contrapposizioni e dei risentimenti non passa dall’oblio, ma dal riconoscimento delle responsabilità per le sofferenze inflitte.

L’istituzione per legge, nel 2004, di questo Giorno del Ricordo è stato un significativo passo avanti. Ma la vera svolta, Signor Presidente, l’ha impressa Lei. Fin dall’inizio del Suo Settennato, ha puntato al cuore della questione con un linguaggio di verità, l’unico che consente la riconciliazione. Con il Suo discorso del 10 febbraio 2007 – Lei, Signor Presidente – volle porre fine a ogni residua “congiura del silenzio”. E sempre Lei, con i Presidenti di Slovenia e Croazia, ha impresso un ulteriore impulso a Trieste nel 2010, con il Concerto dell’Amicizia e con la Dichiarazione con la quale i tre Capi di Stato hanno per la prima volta riconosciuto insieme il dramma dell’esodo. A Pola, l’anno dopo, dinanzi a ottomila italiani, croati e sloveni, i Presidenti di Italia e Croazia si sono chiesti reciprocamente perdono per i crimini commessi dall’una e dall’altra parte. Gli incontri e la grande carica emotiva delle Sue visite in Croazia e Slovenia hanno riaffermato lo “spirito di Trieste”, alimentando il nuovo clima del nostro legame con Lubiana e Zagabria, che si salda con la dimensione attuale e futura della famiglia europea.

Il cambiamento è evidente anche in Italia. Il dramma delle foibe e degli esuli non è più rimosso, ed è sempre meno oggetto di faziose strumentalizzazioni. Accanto a studi storici improntati a rigore scientifico, si è sviluppato un dibattito non più ristretto ai soli addetti ai lavori. Il Governo ha fatto la sua parte per tener vivo il ricordo e per riunire i nostri popoli, accomunati da radici storiche e culturali. Abbiamo continuato a finanziare le associazioni degli esuli e delle collettività italiane in Istria, Fiume e Dalmazia, e abbiamo aumentato i fondi per le minoranze slovene e croate in Italia. Ho altresì tenuto molto a conservare intatta la nostra rete consolare in quelle terre.

La memoria di quella tragedia e il riconoscimento delle gravi responsabilità, commesse dall’una e dall’altra parte in quegli anni di aspri e feroci scontri, non dividono più gli italiani dai popoli del confine orientale, oggi uniti in un’Europa fondata anche sul rispetto delle minoranze e delle diversità. Anche i nomi di Norma Cossetto, dei fratelli Pietro e Niccolò Luxardo, e di tanti uomini e donne gettati vivi nelle foibe, fatti brutalmente annegare o barbaramente uccisi – tra cui anche valorosi partigiani della Resistenza antifascista – sono patrimonio condiviso delle giovani generazioni. Siete voi il nostro punto di riferimento e fonte di fiducia per un futuro di pace e diritti. La vostra conoscenza dei fatti e la vostra sensibilità sono il terreno fertile su cui far crescere i valori etici e civili della convivenza e far prevalere il rispetto sull’odio e sull’indifferenza. Questo è il modo migliore, ne sono convinto, per rendere omaggio alle tante vittime di quel tragico periodo

 

©2021 Giulio Terzi

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