Intervento evento “Stati Generali della Comunicazione Politica”

Intervento di S.E. l’Ambasciatore ed ex Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata all’evento “Stati Generali della Comunicazione Politica” Panel: “Rallentare la comunicazione per salvare la democrazia?”

Università Luiss Guido Carli di Roma i giorni 28, 29, 30 maggio 2013  

Cari amici, gentili ospiti, buongiorno a tutti voi e grazie per l’invito ad aprire questo importante evento presso l’Università LUISS. Un saluto in particolare agli autorevoli relatori e al moderatore, Christian Lalla, ideatore degli “Stati Generali della Comunicazione”, un appuntamento che è ormai una data fissa nel panorama della comunicazione politica italiana.

Il panel nel quale discuterete porta il provocatorio titolo “Rallentare per salvare la democrazia?”. Già da queste parole intuiamo il messaggio degli organizzatori: la democrazia, la partecipazione democratica dei cittadini, la stessa civile convivenza, rischia di essere messa a repentaglio da certi eccessi nella comunicazione, specie quella digitale?

 

L’invito a riflettere su un uso consapevole della rete non è certo fuori luogo: è sotto gli occhi di tutti l’uso distorto del web da parte di frange purtroppo non isolate di utenti, proprio di questi giorni solo le polemiche per gli insulti a sfondo razziale alla neo-Ministra Kienge, e le minacce on-line e gli insulti sessisti ai danni di donne Parlamentari, fatti che hanno portato alcuni a invocare controlli e regole più severe la comunicazione in internet.

Facebook e Twitter sono strumenti entrati ormai a pieno diritto nel panorama della comunicazione, inscindibili dai mass-media convenzionali e più tradizionali. I digital media in generale si sono affermati rapidamente come uno strumento per l’affermazione della democrazia; democratico nella loro stessa essenza, punto di accesso alle conversazioni online orizzontali, paritario per tutti e totalmente gratuito.

Consentono l’espressione libera e diretta di ogni espressione, inclusi – ed è l’altra faccia della medaglia – ogni genere di mostruosità, insulto, discriminazione, in una grande agorà virtuale apparentemente senza controllo. Alla base di quest’ultimo uso “distorto” dei social media vi è ad esempio la recente scelta di un noto giornalista qual’è Enrico Mentana, che proprio a causa dei toni eccessivi di alcuni – troppi – utenti, spesso protetti dall’anonimato, ha abbandonato la community dei microblogger di Twitter. A queste vicende va poi sommato il caso del furto di migliaia di email private ai danni di parlamentari del Movimento 5 Stelle, con relativa minaccia di diffusione. Uno scenario inquietante, soprattutto se pensiamo che a farne le spese sono proprio gli esponenti di quel movimento che ha fatto della democrazia “diretta” e della potenza della rete la propria principale caratteristica distintiva.

Siamo quindi destinati sui digital e social media a continuare a inseguire ciecamente l’ultimo scandalo? A rincorrere i temi lanciati di chi “grida più forte”? A confondere sempre più il numero di “retweet” con il concetto ben più elevato e complesso di “consenso popolare”? La nostra democrazia è quindi messa in pericolo dagli eccessi nei ritmi e nei toni della comunicazione via smartphone? Non ho la pretesa di rispondere oggi, in questo breve videomessaggio, a questi interrogativi, ma è sicuramente utile porsi delle domande.

Anche per questo ben vengano iniziative come “Slow communication”, il movimento di riflessione promosso da Andrea Ferrazzi, un comunicatore 35enne che ha platealmente “abbandonato” Facebook per lanciare un segnale provocatorio invitando tutti noi – comunicatori, membri delle istituzioni, politici, giornalisti ma anche e soprattutto comuni cittadini – a “rallentare i ritmi della comunicazione” e a ritornare a “riflettere” prima di affidare i nostri pensieri alla rete.

E’ ormai sempre più frequente l’allarme lanciato da psicologi e sociologi sulla “dipendenza da internet” delle giovani generazioni: ragazzi che rinunciano a rapporti sociali “veri” in quanto appagati a sufficienza da quelli virtuali; ragazzi sempre connessi, dal momento del risveglio fino a tarda notte, e – perché no – con gli smartphone accesi anche durante le ore del sonno. Questa è anche la sfida dei genitori e degli educatori di oggi: insegnare un uso responsabile di questi straordinari strumenti di socializzazione e di libertà.

La mia personale esperienza nei confronti dell’agorà virtuale è nota: ho portato a un’accellerazione nello sviluppo di nuove modalità di comunicazione durante il mio mandato da Ministro degli Esteri, operando su Twitter, su Facebook, su Youtube, integrando il sito Esteri.it con i social media, impegnandomi personalmente nello stimolare tutta la diplomazia italiana nel mondo – tradizionalmente legata a modalità di comunicazione assai “riflessive” – ad ampliare i propri orizzonti sul tema della comunicazione digitale, anche con la riscrittura del piano strategico di comunicazione del Ministero, il MAECOM, lascando in quel documento ampio spazio ai media digitali.

E’ possibile mantenere aperti spazi di comunicazione su piattaforme social senza farsi sopraffare da esse? Ebbene, personalmente sono convinto di si.

Esemplificativa è la dinamica di crescita della mia pagina Facebook: una vera e propria comunità, che ho difficoltà a definire solamente “virtuale”… sono al contrario persone amiche tra loro con affettività che si manifestano in occasioni liete ed anche tristi: studenti, commercialisti, casalinghe, diplomatici, giornalisti e adolescenti, che si confrontano e si misurano “realmente” su temi straordinario interesse. Cittadini non necessariamente favorevoli alla mia azione di Governo, ma che hanno fatto proprie le poche ma chiare regole di engagement che ho da subito condiviso on-line: niente insulti, niente “spam”, niente “off topic”, no alle dichiarazioni razziste o sessiste, no agli attacchi personali…

Regole riconosciute dalla community e che gli stessi membri attivi s’impegnano a far rispettare verso i nuovi arrivati. Esemplificativa  – e concludo – e l’esperienza del dibattito sulla Siria, che ha visto gruppi pro-Assad ed anti-Assad confrontarsi in modo all’inizio durissimo, ma che – fatta passare anche con quelle due fazioni una linea di moderazione – hanno dato un contributo straordinario alla discussione, dal momento che quella pagina è stata riconosciuta anche da riviste di settore come Wired come la piattaforma social in lingua italiana ove è avvenuto il confronto più costruttivo su quel tema.

 

E’ quindi a mio avviso fondamentale rallentare dunque i ritmi della comunicazione per consentire agli interlocutori l’elaborazione e la riflessione su ogni stimolo che viene proposto.

Importante quanto evitare di chiudersi nei propri comodi recinti autoreferenziali di gruppi e community in cui tutti la pensano nello stesso modo, perchè – si sa – l’omologazione uccide la creatività, e inoltre com’è noto proprio quando si smette di essere individui e si diventa “gruppo” chiunque diventa capace di qualsiasi azione, anche la più riprovevole.

 

Riscoprire i valori del rispetto, della tolleranza, del dialogo e del confronto, e trovare tutti insieme i modi di applicare tali principi anche nella comunicazione digitale: sono questi sicuramente gli stimoli più efficaci che dovremmo imparare ad applicare nel nostro quotidiano e sui quali vi invito a riflettere oggi nel vostro dibattito.

Cambiano i tempi, cambiano gli strumenti, ma la rete altro non è che l’ultima strabiliante manifestazione dell’inesauribile propensione dell’uomo a comunicare.

Per questa ragione, oggi più che mai, valgono a mio parere le parole dello storico e parlamentare Cesare Cantù: “Il buon senso è come un cannocchiale, che ci fa vedere da lontano il male e il bene”. Usiamo proprio il buon senso, allora, rallentiamo ogni qual volta possibile, abbassiamo il “volume”, e troviamo un giusto equilibro senza abdicare a quella straordinaria e rivoluzionaria risorsa costituita dai social e digital media.

Ancora grazie per l’invito, e buon lavoro a tutti.

 

©2021 Giulio Terzi

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