Discorso su digital modernità e web

Roma, 18 Settembre 2016

Ringrazio molto Giovanni Negri per l’invito a svolgere alcune riflessioni sui temi della modernità, e il loro valore per il nostro Paese. Tempi, modi, specificità possono essere inquadrati in tre ordini di considerazioni:

  1. I) scenari globali,
  2. II) legalità e Stato di Diritto,
  3. II) epocali trasformazioni tecnologiche e scientifiche.

 

  1. I) Gli scenari globali – il “World Landscape” – tracciati alle ultime due edizioni del World Economic Forum per il decennio che abbiamo davanti a noi segnalano che si accelereranno esponenzialmente le trasformazioni già in atto, modificando in profondità le nostre vite, modi di pensare, comportamenti. Le forze dominanti di queste trasformazioni saranno:
  2. Il clima. Le sue mutazioni irreversibili per una biosfera esistita da 25 milioni di anni. Abbiamo solamente dieci-quindici anni per rovesciare la tendenza al riscaldamento del Pianeta. Ciò richiede una netta sterzata nella politica, nell’economia, nell’impresa e nella società.
  3. La geopolitica. Anziché spegnersi, come si era creduto alla fine della Guerra Fredda, i vecchi conflitti permangono, ne iniziano di nuovi, proliferano nazionalismi esasperati, regimi dispotici, fondamentalismi religiosi, terrorismo. All’era della collaborazione internazionale rischia di seguire un’era di diffusa conflittualità.
  4. La società si confronta a una pressione crescente: nei sei anni di crisi economica le disuguaglianze sono aumentate, non diminuite. L’1% della popolazione nei Paesi più avanzati accumula ricchezza, in misura senza precedenti nella storia economica moderna. I redditi del 99%della popolazione si allontanano sempre di più dai superricchi. Le “classi medie” – eccettuata una inversione di tendenza in America nel 2015 – perdono occupazione, mobilità e prospettive di avanzamento sociale. In tutto il mondo occidentale la divaricazione della ricchezza, si traduce in accresciuta influenza dei poteri economico – finanziari nella politica, nell’informazione, nella cultura. In una società globale “liquida” nella quale la diffusione della conoscenza dovrebbe contribuire a una sua sempre più ampia, legittimazione democratica, si assiste al contrario. Al processo di verticalizzazione e concentrazione del potere non è certo immune il nostro Paese, nelle vicende di controllo di gruppi industriali pubblici e privati, nell’omologazione dei media, nelle influenze sul sistema bancario. Questi trend riguardano in modo ancor più accentuato le economie emergenti la Cina, la Russia, il Brasile, e l’ India.
  5. Tecnologia e conoscenza saranno sempre più i vettori della Modernità. continueranno a generare crescita economica, a mitigare rischi climatici e ambientali, a rispondere ai nostri bisogni e sete di conoscere. Il decennio che abbiamo dinanzi sarà cruciale soprattutto nella ridefinizione del rapporto tra tecnologia, sapere, e uomo. Sebastian Thrun, già capo della ricerca di Google, realizzatore delle auto senza pilota, dei “Google Glass”, e di molte applicazioni di intelligenza artificiale, ha deciso di lasciare per concentrarsi interamente alla formazione di tutors e docenti di Computer Science, Web Development, e Software Engineering. Su un altro versante Stephen Hawking, lo straordinario scienziato che da quarant’anni dimostra come una gravissima disabilità non gli abbia impedito di rivoluzionare l’astrofisica, ci ha avvertito dei problemi che l’inarrestabile espansione dell’intelligenza artificiale può avere per l’uomo. Nei prossimi dieci, quindici anni, potrebbe essere persino superato il limite al di là del quale continueremo ad esercitare il completo controllo della tecnologia dell’informazione.

 

  1. Queste trasformazioni rendono cruciale l’affermazione legalità, e dello Stato di Diritto attraverso il Diritto alla Conoscenza: non solo in paesi che non possono certo essere definiti delle democrazie liberali, ma anche per ottenere uno Stato di Diritto compiuto in tutti i sistemi democratici. Non potremmo contribuire a una trasformazione positiva del della realtà globale, se non sapessimo riconoscere i problemi interni al nostro mondo . Deformazioni e  forzature allo Stato di Diritto  evidenziano il persistere di Ragioni di Stato che oscurano la democrazia . Il migliore antidoto è rappresentato dal Diritto alla Conoscenza, inteso come:

– l’esercizio puntuale del diritto/dovere di informazione;

– la piena trasparenza dei processi decisionali;

– l’ “accountability” della politica nei confronti della società civile;

– lo scrutinio di un’informazione veramente libera e indipendente.

Si tratta di una ricchezza con radici profonde nel pensiero Occidentale, diffuse e riconosciute universalmente. Lo dimostrano risoluzioni e convenzioni adottate dalle Nazioni Unite negli ultimi quindici anni. L’universalità dei principi di libertà e di dignità della persona umana è stata sottolineata dal Presidente Obama a inizio mandato: “Democrazia, Stato di Diritto, libertà di parola, libertà di religione, non sono semplicemente principi dell’Occidente da imporre ad altri, ma sono piuttosto – io credo- i principi universali che tutti possono abbracciare e affermare come propri alla loro identità nazionale”.

Nell’ Unione Europea  è l’ “acquis” normativo di più vasta portata: non vi è ambito istituzionale, regolatorio, politico nella costruzione europea nel quale i principi dello Stato di diritto non siano specificamente  affermati in tutte le loro possibili implicazioni.  Tra queste luci si diffondono però delle ombre. Per fare alcuni esempi quanto è stato rispettato – come si è chiesto tempo fa Jurgen Habermas –  il Diritto alla Conoscenza, alla corretta informazione, alla trasparenza decisionale, nei Consigli Europei sul debito greco , nell’utilizzo strisciante dei ” metadati”? Nell’impiego di droni con moltissime “perdite collaterali”, nell’informazione su migrazioni, sicurezza,  crisi antiche o recenti,  minaccia terroristica? Sono alcuni soltanto dei segnali che l’Occidente, e il nostro Paese,  dovrebbe cogliere di involuzione del Diritto alla Conoscenza e dello Stato di Diritto.

Vi sono “building blocks” sui quali costruire una strutturata iniziativa italiana ed europea in ambito multilaterale:

  1. a) la proposta di una Risoluzione UNGA sulle “trasformazioni” necessarie a un compiuto Stato di Diritto;
  2. b) il rilancio di una decisa azione CFSP sulla Libertà di Religione e di Pensiero (Freedom of Religion and Belief – FORB);
  3. c) Libertà religiosa, Diritti della donna, Diritti del fanciullo, educazione alla tolleranza e lotta all’estremismo devono essere “cinque principi trasformativi” per una politica estera del nostro Paese imperniata sulla promozione dello Stato di Diritto.

 

III) Epocali trasformazioni tecnologiche e scientifiche. Nel suo ultimo libro – con un titolo che intriga e provoca, “Il sex appeal dei corpi digitali” – Luca Poma avverte che nell’età digitale si sta diffondendo una “malattia” di proporzioni bibliche, alla quale nessuno sembra poter sfuggire. Basta accendere un computer e intraprendere la più banale e innocente delle navigazioni: da quell’istante, hai potenzialmente consegnato una parte di te stesso a un potere oscuro e a tratti smisurato che incomincia a impossessarsi di te, “tracciando” la tua personalità e incominciando a creare un simulacro di te stesso, che altri governeranno. È il “corpo digitale”: un tuo doppione attraverso il quale un potere che non conosci tenterà di usarti in ogni

modo. Un’iper-realtà dilagante nel sistema linfatico del popolo dei computer e in fase di “installazione” nelle cellule più segrete di ogni “corpo reale”, per

trasformarlo in “corpo digitale”: un nostro “io”, di proprietà altrui; l’entità che non corrisponde semplicemente a noi stessi mentre navighiamo sul web, né alla sola traccia della nostra presenza sui social network e digital media. La rappresentazione più estesa possibile e la ricostruzione digitalizzata di tutte le informazioni che produciamo nelle nostre interazioni aggiornate e archiviate in una miriade di piattaforme e database diversi, che fanno propri ‘golosamente’ e bulimicamente tutti dati che ci appartengono, ma soprattutto ‘disegnano’ i confini di chi noi siamo. Spiati dunque da occhi misteriosi a ogni passo online, dall’acquisto di un DVD, dalla comunicazione d’affari alla prenotazione turistica, dalla notizia sanitaria alla confidenza professionale: tutto serve, anche l’inezia, al Demiurgo fabbricatore del nostro “Io digitale”, per catalogarci in astrali archivi di dimensioni inimmaginabili, capaci di stipare un doppione d’umanità.

Uno scenario irrimediabilmente nefasto? Si e no – sottolinea Poma – come di

fronte a ogni rivoluzione epocale,  paragonabile secondo alcuni all’invenzione della scrittura. Nel corso della storia, la moltiplicazione del potere di uno strumento ha creato bene e male in misura che nessuna bilancia potrà mai pesare.

 

La Modernità 2.0 é parsa manifestarsi come una libertà assoluta che i quasi due miliardi di utenti dei social media ritengono di avere: per aggregarsi, conoscere, influire in ogni ambito della politica, della scienza, della economia e della cultura. Per contro, non vi è ancora una “conoscenza” neppure embrionale dei poteri e dei meccanismi che hanno gia’ radicalmente modificato il principio di libertà e di trasparenza che i guru del web avevano predicato. L’intero popolo del web, in modo drammaticamente inconsapevole, viene sempre più’ condizionato, censurato, orientato per finalità’ proprie e interessi ben definiti da sistemi di potere politico, economico, finanziario, da apparati statuali, da organizzazioni terroristiche e criminali , e dagli stessi “gestori” dei Social Media. Circa questi ultimi, ha spiegato Giuliano Ambrosio in un suo articolo, Facebook durante gli anni ha cambiato a più riprese il suo algoritmo, l’EdgeRank, che regola la visualizzazione di notizie all’interno della homepage di Facebook di tutti gli utenti. I cambiamenti hanno influito molto sulla visualizzazione. Molte aziende e personaggi pubblici hanno infatti improvvisamente visto diminuire interazioni e visualizzazioni. Motivo? L’algoritmo manipola la vita dei nostri digital body, bloccando  divulgazione dei contenuti. Soluzione? Pagare, ovviamente. Facebook obbliga infatti i titolari delle pagine ad aumentare la frequenza delle campagne di annunci pubblicitari a pagamento, per ottenere quella visibilità che prima era organica e gratuita.

C’è chi parla di truffa, chi di modello di business orientato compulsivamente al profitto – chi ancora urla al tradimento del web libero, dove le notizie

circolavano senza restrizioni di sorta. Ho tempo fa osservato che mi sembra di essere esattamente sulla strada dei Subprime mortgages del 2007/2008, con identici

meccanismi di ‘inducement’, e di opacità mascherata da bei diagrammi al solo scopo di attrarre ancor più l’attenzione dei risparmiatori. Siamo dinnanzi a un’evoluzione dei social a favore di chi può pagarsi la visibilità, mentre la diffusione non a pagamento confina chiunque in una pozzanghera dove pochissimi ti vedono. Quanti utenti ne sono consapevoli e informati? I social sono ormai organizzati secondo la legge dell’oligopolio, in un’era dove essi stessi, paradossalmente, costituiscono un’ulteriore spinta alla frammentazione di Internet: la ‘circuitazione’ controllata dai gestori, in un contesto dove la communis-opinion la ritiene invece libera e trasparente, crea linee di comunicazione selettive e differenziate.

Dopo la ‘stagione della libertà’, durata forse un decennio, alcuni poteri forti – in questo caso i gestori dei social e soprattutto la finanza che sta loro dietro,

pervasiva e sempre più affamata di dividendi – riprendono tutto lo spazio che gli ‘utenti’ pensavano essere loro dominio incontrastato. Il dibattito acceso su una profonda riforma della “governance” di ICANN –Internet Corporation for Assigned Names and Numbers – nasce dalla richiesta di democrazia, trasparenza, e libertà della Rete. Se il monopolio americano va certamente rivisto, altrettanto importante è evitare che una “ multilateralizzazione governativa” del web privi la Rete della sua libertà e la sottoponga a sempre più pesanti interferenze di Governi e potentati economico- finanziari. Il Diritto alla Conoscenza affermato come fondamentale principio politico anche se non ancora sancito obbligatoriamente dal Diritto internazionale assume così carattere di riferimento assoluto per i diritti e le garanzie che il “corpo digitale” di ogni donna e ogni uomo devono avere.

Ho voluto segnalare un terreno, quello del web, di importanza cruciale per l’ affermazione di un vero e proprio Diritto alla Conoscenza, nel quadro di una visione imperniata sullo Stato di Diritto e sulla affermazione dei Diritti Umani, perché’ le cronache questi giorni dimostrano quanto grande sia la sfida di una modernità che si sviluppi in direzione coerente con valori irrinunciabili della persona: scopo della vita e delle mille battaglie di Marco Pannella.

 

©2021 Giulio Terzi

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