Lo Stato di diritto al tempo delle migrazioni: dichiaratamente violato

Un barcone di migranti approda nel porto di Lampedusa, oggi 9 aprile 2011. ANSA / ETTORE FERRARI

Intervista all’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, già Ministro degli Esteri con il Governo Monti: “serve una strategia di regole e principi”

Di Daniele Latella – L’indro.it

Il recente caso della nave Diciotti e dei migranti trattenuti a bordo dell’imbarcazione per cinque estenuanti giorni nel porto di Catania ha riportato prepotentemente al centro del dibattito politico la questione sul tema migratorio, in realtà mai del tutto sopita in questi ultimi mesi.

Il caso, come al solito, ha diviso fortemente l’opinione pubblica, soprattutto per l’atteggiamento intransigente tenuto dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, il quale, in merito alla vicenda, è formalmente indagato dal Procuratore di Agrigento, , per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio.

Proprio oggi il Ministro Salvini, presso la Prefettura di Milano, incontra il Primo Ministro ungherese, Viktor Orban, esponente di maggior rilievo del gruppo di Visegrad. L’incontro –in contemporanea del quale è stata organizzata una manifestazione di protesta a piazza San Babila- sarà incentrato in maniera particolare sull’immigrazione e sulla ‘difesa dei confini’.

«È avvenuto un rapido slittamento» scrive Monti «il Paese ha scelto di crearsi uno strapuntino Sud nel blocco Visegrad Austro-Ungarico». Monti parla di un «riposizionamento geopolitico, nonché psicologico, che l’Italia è riuscita a darsi in così poco tempo» evidenziando «un rischio che l’Italia finisca un giorno a non far più parte né dell’area Schengen, né dell’area dell’euro»,  «diventeremmo una lunga e triste penisola di quasi-Europa».

Il ragionamento di Monti prende spunto dalla politica in fatto di migranti ed immagina dello spostamento sull’asse di Visegrad dell’Italia che, secondo l’ex premier, appare oramai evidente. «Può il Parlamento, può il Paese non sapere chi, magari solo per ottenere consensi elettorali, sta spingendo l’Italia verso una meta non dichiarata e in modi non previsti dalla Costituzione?» si chiede infine Monti, «chi ha deciso questo riposizionamento dell’Italia?».

Così l’Ambasciatore Terzi affronta il tema delle migrazioni nell’ottica dello Stato di diritto, sostenendo che quest’ultimo, non da oggi, è scomparso dalle politiche europee.

Ambasciatore Terzi, tanto per cominciare una domanda che potrebbe sembrare amena ma non lo è affatto, anzi: i Governi, le grandi organizzazioni internazionali o sovranazionali che dovrebbero segnare la strada ai governi,  tra le migliaia di consulenti che hanno, non hanno più dei futurologi? quei pensatori dediti a esplorare i futuri possibili, a prevedere il mondo nel futuro, a immaginare e ipotizzare visioni del mondo, oppure hanno smesso di ascoltarli?

Come giudica la consistenza di pensiero politico e la relativa azione politica della UE in materia di migrazioni? E’ vero, come appare, che la UE non sembra aver capito che il tema migranti sarà centrale per il futuro del mondo e in particolare per quello di un continente che invecchia come l’Europa?

L’UE ha capito perfettamente quello che sta avvenendo. L’hanno capito i singoli Stati nazionali. Le politiche europee sono guidate da interessi nazionali e da equilibri tra questi interessi. Il minimo comune denominatore si raggiunge nei Consigli europei e negli altri confronti governativi, nei quali si raggiungono, nella maggior parte dei casi, delle decisioni comuni, ma in modo estremamente faticoso. Le migrazioni rappresentano il punto più difficile, che è un’ampia materia di questioni, sulle quali si è riusciti a raggiungere accordi molti settoriali.

Sullo Stato di diritto io sento tante voci, tipo la delegazione che è salita a bordo della Diciotti qualche giorno fa. È inevitabile constatare la tristezza dalle immagini che si sono viste ed è molto duro vedere su una nave militare italiana una situazione di questo tipo. Quindi, difficile dire che si rispetti lo Stato di diritto in una situazione del genere, ma quale Stato di diritto c’era con i Governi Gentiloni e Renzi sul tema della migrazione? Non era Stato di diritto quello, ancora meno di quello che stiamo cercando di far valere adesso, sia pure con evidenti forzature, ed anche frasi odiose per una gran parte dell’opinione pubblica e della sensibilità italiana ed europea. Lo Stato di diritto è stato pesantemente violato per esplicita ammissione e le cito due fatti in particolare. Uno, quando abbiamo rinnovato l’Operazione Sophia, Frontex, chiedendo a tutti gli altri partner europei che tutti i migranti raccolti in mare da Frontex venissero portati in Italia. Ma quale Parlamento ha mai autorizzato una posizione del genere? Quale verità è stata raccontata all’opinione pubblica italiana? Era Stato di diritto questo? C’è stato qualche rispetto della prassi o delle norme costituzionali ed anche nei rapporti fra Parlamento ed opinione pubblica o fra Governo e Parlamento? Seconda grave violazione dello Stato di diritto in Europa, e parlo sempre dei Governi fra il 2013 ed il 2017, è che fra il 2014 e 2015, per esplicito riconoscimento e racconto di esponenti ed organi di Governo, circa 100.000 immigrati sono stati fatti entrare in Italia senza nessuna identificazione, senza nessuna procedura di controllo, perché così veniva reso più agevole il successivo passaggio di tutte queste persone in altri Paesi europei. Questo è stato uno dei macigni più pesanti che l’Italia si è tirata addosso in tutte le sedi comunitarie. Magari è anche una scusa per gli altri nel tentativo di liberarsi la coscienza nel dire che gli italiani, comportandosi in questo modo, sono già in violazione di alcune norme e prassi europee. Questo è il discorso sullo Stato di diritto. Continuerà ad essere un’emergenza finché non avremo la capacità di stabilire una vera strategia di regole e principi, a partire dalla revisione dall’accordo di Dublino, del diritto d’asilo, delle norme da applicare all’ingresso nel nostro Paese. E le norme sono molto semplici e riguardano esclusivamente il decreto flussi. Noi non possiamo fare altro che accettare degli immigrati legali. Possiamo decidere di accettare dei flussi di milioni di persone all’anno, teoricamente, ma ci devono essere delle regole che consentano una valutazione delle richieste e delle domande presentate nei nostri uffici all’estero. È inimmaginabile che si ridetermini una situazione nella quale noi diciamo venite il più possibile tanto poi modificheremo le leggi sulla cittadinanza.

La cosa che mi da un po’ fastidio è sentire tutte queste voci così accanite, forse ognuno ha le sue ragioni ed anche dei motivi politici per far sentire la sua voce. L’attuale accanimento sulla violazione dello Stato di diritto per quello che sta avvenendo da due mesi a questa parte, da parte del Governo, erano le stesse voci che incitavano in direzione completamente opposta con i Governi precedenti. Io ho sentito autorità cittadine in Sicilia, di grande visibilità nazionale, acclamare al fatto che la Sicilia voleva il maggior numero di migranti possibili, perché vuole diventare una regione meticcia, multietnica. Lei si immagina delle dichiarazioni di questo tipo, che vengono recepite dai mercanti di clandestini, che si inseriscono perfettamente nel marketing che queste organizzazioni fanno in giro per l’Africa e forse anche più lontano. Sono stati appelli fortemente irresponsabili per quanto riguarda la tenuta dello Stato di diritto in Italia. Nessuna di queste voci, però, si lamentava del fatto che atteggiamenti di questo tipo erano in violazione dello Stato di diritto, perché incoraggiavano la plateale violazione di leggi dello Stato sui criteri d’ingresso nel Paese. Quindi, allora, attenzione. Sicuramente mi preoccupa ogni segno di cedimento dello Stato di diritto, ma sul tema migratorio lo Stato di diritto in Italia ha ceduto da troppi anni ed è inutile accorgersene ora. Anche quelli che hanno creato questo cedimento prima, dovrebbero almeno avere la decenza di starsene un po’ più tranquilli ora e di lavorare con maggiore coesione e volontà di soluzione dei problemi.

Uno dei più raffinati giuristi italiani,  Giovanni Maria Flick, ha fatto un intervento su ‘RaiNews24’ sulla vicenda Diciotti nel contesto del quale magistralmente ha ricapitolato i come e i perché -da noi più volte, per altro, con Giancarlo Guarino, evidenziati- l’Italia in questa vicenda sta violando la sua Costituzione. Condivide?

Ma quando abbiamo fatto entrare quasi 100.000 persone senza registrarle la Costituzione era stata perfettamente attuata? Per il professor Flick ho un’altissima ammirazione e una grandissima stima, non mi permetterei mai di commentare cose che lui ha detto, è una sua valutazione, però la mia posizione è quella che quando parliamo di questi temi bisogna guardare la genesi e di guardare non soltanto all’altro ieri, ma a quello che sta succedendo da almeno sei anni sul tema migratorio.

E per quanto riguarda il diritto internazionale? Rischiamo qualcosa?

Ecco, diritto internazionale. Nelle relazioni fra  Stati, e non soltanto nelle relazioni fra questi, ma anche nel campo dei diritti umani, anche i diritti degli individui sono diventati parte del diritto internazionale. C’è chi ha lanciato una teoria sul diritto dell’umanità, per non parlare poi del diritto penale internazionale. Cioè, il diritto internazionale è una dimensione che fa fatica ad avere strumenti di attuazione perché sappiamo che, per sua stessa natura, dispone di strumenti attuativi deboli poiché si basa sulla volontà degli Stati che sono i soggetti del diritto internazionale. Soggetti, ma non esclusivi soggetti del diritto internazionale, essendo diventati sempre più individui, o altre dimensioni della società globale, rilevanti per il diritto internazionale. Ma il diritto internazionale è un diritto cogente, impegna a cominciare da tutti gli Stati e da tutte le realtà che hanno personalità giuridica, quindi è un diritto obbligatorio. Le violazioni del diritto internazionale devono avere delle conseguenze. Quando la Russia si appropria, nei modi che abbiamo visto, della Crimea, il diritto internazionale non può rimanere fermo e quindi l’UE si è mossa sanzionando Putin, così come gli USA e così come l’Assemblea Generale dell’ONU che ha dichiarato con quasi plebiscitaria maggioranza l’illiceità del referendum in Crimea. Così come il diritto internazionale è violato dall’uso di armi chimiche documentato da parte di Assad e reazioni ce ne sono state anche in questo caso. In materia migratoria e violazioni del diritto internazionale: ci sono state violazioni? ci sono stati ricorsi alla Corte Internazionale di Giustizia de L’Aja? ci sono state decisioni della Corte Internazionale di Giustizia de L’Aja nei confronti di Paesi che hanno determinato i flussi migratori? nella guerra civile siriana, per esempio, qualcuno è mai stato portato in giudizio di responsabilità per le conseguenze, oltre che per le morti causate, anche per i flussi migratori e per la cacciata di parte del popolo siriano dalla Siria? la navigazione non autorizzata in acque libiche è stata mai portata alla Corte Internazionale di Giustizia o al Tribunale sul diritto del mare ad Amburgo?

Al di là dei giochetti e della polemica politica, quali sono i rischi strutturali per la democrazia se, come ci pare, il Viminale si sostituisce alla Farnesina? Per altro una tendenza già iniziata con il precedente Governo, quando, di fatto, il Viminale ha tracciato e attuato la politica estera italiana.

Lo si dice anche ogni tanto fra Farnesina e Difesa. Non mi tacci di parzialità essendo vissuto per tanti decenni al Ministero degli Esteri e sono fiero di essere stato un rappresentante del nostro mondo diplomatico. La Farnesina deve avere una ruolo traente su tutte queste tematiche, ma di assoluto concerto con tutti i Ministeri che si interessano di questo. Ricordo ancora la stagione 2012, quando il Presidente Monti fece un’importante visita a Tripoli, per riannodare le relazioni con il Governo di transizione e fece le dichiarazioni di Tripoli. Una delle primissime cose che facemmo fu la riattivazione della Guardia Costiera e cercammo anche di creare delle condizioni per dare delle forniture anche di materiale per il controllo dei confini. Poi tutto si arenò nei mesi successivi perché il Governo di transizione decadde sotto l’ondata dell’islamismo dei  Fratelli Musulmani, che nel frattempo avevano vinto la presidenza in Egitto, e quindi tutta la corrente del fondamentalismo islamico si riversò purtroppo sulla ricostruzione libica del post Gheddafi e molte di queste cose poi non si riuscirono a portare avanti. Ma lì è stato un esempio, perché sono stato testimone diretto, e l’avevo sostenuto come responsabile della Farnesina, il lavoro era stato fatto insieme al Ministero della Difesa, dell’Interno e dello Sviluppo Economico. Erano le quattro realtà che si muovevano di pari passo. Era magari il Ministero degli Esteri che prendeva l’iniziativa e convocava le riunioni interministeriali. Ma è così che si è sempre lavorato in questo tipo di situazioni.

L’Italia è certamente motivo di nervosismo presso le cancellerie europee e a Bruxelles innanzi tutto. E’ isolamento quello che si sta costruendo attorno all’Italia? 

Mi è venuta in mente una frase del Ministro Salvini che ad una domanda simile ha risposto «se siamo isolati noi, sono isolati anche tutti gli altri». Ognuno guarda al proprio interesse. Se io fossi un militante di sinistra direi che l’interesse nazionale è dato da un’accoglienza indiscriminata. Venga chi vuole, abbiamo bisogno di gente che paghi i contribuiti pensionistici, il che è tutto da vedere che poi l’Inps viva dei contributi di chi arriva dal Mediterraneo. Abbiamo bisogno di braccia nuova, menti nuove, ed anche questo, commento personale, sì ma nelle categorie di lavoro che il Paese può recepire, di cui può avvalersi. Se appartenessi, invece, ad uno schieramento di destra-centrodestra, è naturale che io dica che l’interesse nazionale sia quello della protezione dei confini. Le frontiere italiane sono le frontiere dell’Unione e noi abbiamo una responsabilità italiana ed europea nel far rispettare la legge nell’entrata in questo spazio, di sovranità quindi. In sintesi queste sono le due posizioni che si contrappongono. Quindi, è chiaro che in Italia, un uomo di Governo, eletto democraticamente, che siede nel Consiglio dei Ministri, deve andare a Bruxelles a prendere posizioni ed esprimere le posizioni per il quale è stato eletto.

Domanda. Se c’è un rischio di isolamento, per non essere isolati cosa dovremmo fare? Andare a prendere tutti gli immigrati che poi vogliono andare in Germania senza registrarli?

La questione migratoria viene da lontano. Lei ha vissuto il Palazzo di Vetro durante l’amministrazione di Kofi Annan. Al tempo si intuiva quanto sarebbe diventato quello dei migranti il tema del secolo?

Kofi Annan ha saputo rilanciare e reinterpretare l’Agenda per la Pace, uscita con Boutros Ghali, ed il suo motto era non c’è pace senza sviluppo e non c’è sviluppo senza rispetto dei diritti umani. Sono questi tre elementi pace, sviluppo e diritti umani che le Nazioni Unite devono avere per garantire o, perlomeno, per favorire le soluzioni di crisi e mantenere la sicurezza e la stabilità internazionale. Kofi Annan è stato un artefice, paladino dei Millennium Goals, divenuti poi un elemento permanente con risultati che sono stati propri della stagione di Annan e che si sono tradotti anche in quella successiva di Ban Ki Moon.

Quale l’effettivo potere, politico-morale, dell’ONU nell’indirizzare le politiche in materia di migranti?

Cosa possono fare le Nazioni Unite? Sviluppo, sviluppo e sviluppo. Deve essere un’azione molto sostenuta sulla capacità di creare delle aspettative alle nuove generazioni. Certo, ci sono poi delle difficoltà, come la presenza di molti dittatori, o equivalenti tali, nelle regioni sub-sahariane. Lo sviluppo richiede un passaggio politico molto forte. Cosa dobbiamo fare? Incrociare le braccia e aspettare che vengano milioni di persone perché ci sono dittatori, criminali, che derubano i loro popoli? Noi dovremmo pagare le conseguenze di tutto questo? Allora bisogna porre delle condizioni nelle relazioni internazionali, che non sono mai bianco e nero, ma hanno spesso delle gradualità altamente sofisticate, delle strategie comuni, che se non sono europee nel loro insieme siamo in condizioni di grave debolezza.

Io la immagino fatta con una classe di giovani straordinariamente preparati che vedo lavorare. Una delle più grandi soddisfazioni che ho avuto in questi ultimi anni è quella di vedere un bel gruppo di giovani di grande passione, di responsabilità, che hanno una grande competenza.

Come vede il tema migrazione tra un decennio?

Fra un decennio non mi angoscerebbe più di tanto se riusciremo a ristabilire le regole che abbiamo completamente violato, all’interno ed all’esterno del Paese. Chi sta qui deve rispettare il nostro mondo, le libertà fondamentali, la parità di diritto fra uomini e donne. Queste regole devono assolutamente riaffermate da oggi in poi e per i prossimi 10 anni, nel mondo dell’educazione, nel mondo della scuola, dell’ordine pubblico. Il mondo delle regole, quindi dello Stato di diritto.

©2020 Giulio Terzi

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