PROLUSIONE PER IL CONFERMENTO DEL PREMIO ETICO ANNO 2017 A MARCO PANNELLA, ALLA MEMORIA

Milano, 09 FEBBRAIO 2018, Palazzo Reale

Sono commosso per essere stato invitato dal Presidente del Premio Etico, Dott. Sergio Costa a ricevere questo importante riconoscimento conferito, per l’anno appena concluso, a Marco Pannella.

Credo che il significato di essere noi qui oggi a ricordare la figura di Marco debba andare al di là dell’ammirazione nei suoi confronti; della memoria di un’intera vita di battaglie: ritenute spesso difficili se non impossibili, ma sempre vinte perlomeno nel dimostrare il valore assoluto della giustizia, dell’uguaglianza e della dignità dell’uomo; traguardi  sempre superati da Marco sul piano morale e civico ancor, prima di aver potuto trasformare   leggi,  comportamenti, sensibilità dei Governi, e del comune sentire.

Il significato dell’essere noi qui oggi è, in verità, quello di avvertire la Legacy e l’impegno trasmessoci da Marco in quel modo così speciale che lui stesso descriveva nel suo intervento al Convegno al Senato su “Stato di Diritto e Diritto alla conoscenza”, nel Luglio 2015:

“La complessità del presente include la presenza di coloro che non sono più visibili ma ai quali in realtà dobbiamo tanta parte del nostro essere, del nostro essere buoni ma anche del nostro non essere buoni; del nostro essere semplicemente quali siamo. Quindi, con questa consapevolezza, credo che possiamo accingerci a lavorare insieme, con semplicità, perché quel che sapremo concepire e creare lo dobbiamo alle voci di coloro che sono presenti e animano le nostre vite e le nostre capacità di lotta, e ci consentono di dire che il nostro presente include la forma non visibile di presenza di coloro che ci hanno lasciato qualcosa, che hanno immesso animo, spirito, fecondità, e capacità di concepimento dell’avvenire. Perciò – diceva Marco – credo che fosse opportuno che evocassi questo, in quanto connotato che tentiamo di onorare, rafforzandolo, e assumendoci la responsabilità di una compresenza che ci vede uniti, ciascuno di noi con le grandi eredità di cui siamo consapevoli  o meno, grandi eredità che costituiscono la nostra capacità e i nostri modi di essere viventi”.

Come Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto, insieme al Segretario Generale Matteo Angioli e alla coordinatrice del Consiglio scientifico Laura Hart, vorrei esprimere un ringraziamento davvero speciale al Presidente del Premio Etico e alla Commissione valutativa, per la sensibilità dimostrata ai valori che hanno guidato per un’intera vita Marco Pannella: in una azione educativa – ancor  prima che politica – per affermare  dignità e  libertà irrinunciabili. Una leadership intellettuale e morale che ha segnato in modo positivo e spero irreversibile la società italiana e europea, e non solo.

Pannella continua a essere un gigante nella vita politica e intellettuale del nostro Paese. Continua a esserlo in Europa, e così viene considerato in molte altre parti del mondo. Un suo tratto caratteristico ha riguardato la passione che ha saputo diffondere in intere generazioni di giovani per la vera democrazia liberale e per lo l’affermazione dello Stato di Diritto. Per questo motivo al Comitato Globale hanno subito aderito personalità di grande spessore e autorevolezza internazionale.

La “battaglia di tutte le battaglie” per la transizione universale verso lo Stato di diritto – democratico, federalista, laico – attraverso il diritto alla conoscenza, ha certamente preso corpo, e si è sempre meglio definita nella visione e nell’urgenza avvertite da Marco con l’esperienza della crisi irachena del 2003 e l’eliminazione di Saddam Hussein. Fu quello l’innesco di un’altra costante di Marco per tutti i suoi ultimi tredici  anni : il “conoscere per deliberare” di Einaudi è diventato per  Pannella e per il Partito Radicale  Non Violento  l’imperativo assoluto  per realizzare la democrazia compiuta, in una forma che va ben oltre quelle condizioni – pur essenziali – della accountability e della rappresentatività dei governanti verso i governati. Il “conoscere” contenuti e modalità di azione di chi ci governa deve investire e qualificare ogni istante della nostra quotidianità, quanto l’ossigeno che respiriamo.

Se Marco porta tutto questo al centro delle sue campagne all’inizio degli anni Duemila, e lo afferma in modo sempre più esplicito – con il suo martellante “subito” – non c’è dubbio che informazione, conoscenza, consapevolezza, siano le direttrici costanti nel suo percorso determinato di coerenza e d’integrità.

Conoscere, esercitare il proprio diritto a comprendere “cosa accade nei Palazzi del potere”, non può non passare attraverso la qualità dell’informazione su grandi mass-media. Il 24 gennaio nella sede del Partito Radicale Non Violento di via di Torre Argentina a Roma, che è anche sede del Comitato Globale per lo Stato di Diritto, si è tenuta una conferenza stampa sullo stato dell’informazione politica in Italia alla vigilia delle imminenti elezioni. Da molti anni il Partito radicale non violento denuncia la grave opacità e le carenze altrettanto gravi di un “sistema” che Pannella non esitava mai a bollare come “regime”.

In quella Conferenza stampa di due settimane fa, ripresa dalla sola Radio Radicale e da pochi siti online, ma da nessuna emittente governativa, sono state analizzate e documentate ancora una volta  modalità,  sotterfugi, omissioni, manipolazioni di dati statistici di cui si sono anche negli ultimi mesi resi responsabili gli uffici preposti all’attuazione delle norme sulla par condicio, norme peraltro obsolete, dato che risalgono al 2000, prima della rivoluzione digitale. Ebbene neppure a queste forti denunce radicali vi è stata da parte delle autorità di settore alcuna risposta, preferendosi evidentemente puntare sulla tattica del silenzio. Ancora una volta, abbiamo avuto un altro esempio della negazione plateale del diritto del cittadino a conoscere i molti “perché” di un’informazione distorta, e tutto ciò accade proprio a poche settimane dalle elezioni.

La grandezza di Marco sta quindi nell’averci insegnato che non si deve mai lasciar cadere nell’oblio un valore fondamentale per la persona e per le “società aperte” alle quali miriamo. La battaglia della conoscenza e dell’informazione si sarà certamente precisata meglio nella testa di Marco al tempo dell’invasione dell’Iraq e della disinformazione sulle presunte “armi di distruzione di massa”. Essa è però stata – teniamolo ben presente – la preoccupazione costante di Pannella, da sempre.

Lo dimostra, per tutte, una sua intervista del maggio 1976, in un periodo buio della storia italiana che ancora allunga le sue ombre sulla nostra democrazia. Diceva Marco a “La Prova Radicale” nel Maggio 1976, a proposito di violenza e di mancanza di libertà di informazione:

“…Molti hanno capito istintivamente che era essenziale rompere un’illegalità che dura da decenni, e aprire a tutti il monopolio dell’informazione. Si tratta di obiettivi essenziali e “doverosi” per dei libertari quali siamo; e la gente l’ha capito bene, soprattutto man mano che si accorgeva della complicità dei partiti di sinistra, e soprattutto del PCI, con la Democrazia Cristiana. La gente ha capito che in queste situazioni non c’è scelta: o si lotta, anche fino alle ultime conseguenze, o ci si rende complici del regime. Ma c’era un altro obiettivo ”doveroso” per i radicali: spezzare una volta per sempre la censura concreta contro le loro lotte e la loro stessa esistenza politica. Non è un’auto-suggestione vittimistica, al contrario: è il rifiuto di quella sorta di complicità che spesso lega i perseguitati ai persecutori. Devono censurarci, perché se no dovrebbero parlare di noi troppe volte: per l’aborto, per la droga, l’omosessualità e la sessualità, per l’antimilitarismo e così via; non c’è momento vitale del Paese in cui noi non siamo presenti. Ci censurano perché rappresentiamo la forza alternativa al regime, e perchè quando raramente hanno dovuto ammetterci alla televisione, abbiamo “bucato”, come dice Eco, lo schermo”

Grazie Marco per la coerenza con la quale ti sei battuto per tutta la vita per la libertà dell’informazione, e per il diritto di tutti a vivere in società dove la conoscenza sia reale e diffusa, e diventi finalmente un fondamentale diritto umano riconosciuto e garantito. Sono davvero onorato e lieto che questo Premio abbia un significato così alto per tutti noi.

 

©2021 Giulio Terzi

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