Discorso presentazione “20 DESTINI STRAORDINARI del XX SECOLO”

Roma, 30 marzo 2017

Plutarco , scrittore e filosofo greco della scuola  di Platone, è vissuto all’epoca all’epoca dell’Imperatore  Vespasiano  ed è famoso soprattutto per le sue “Vite Parallele”. Un’immane ricerca che mette a raffronto i “Destini straordinari” di personaggi particolarmente illustri , provenienti da due mondi diversi e pur strettamente collegati: il mondo dell’antica Grecia e il mondo Della Roma Repubblicana e Imperiale.

E’ forse banale trovare nei “20 destini straordinari” analizzati dall’Ambasciatore Vecchioni una sorta di  “riflesso plutarchiano”. Certo l’ambizione di Mimmo non è mai quella di dare pagelle, come di fatto si sforzava di fare Plutarco nel mettere a raffronto  protagonisti della storia, della cultura, della politica greca  e di quella romana, con la finalità di trarre  gli “exempla” delle virtù eroiche, così come dei vizi e delle debolezze da evitare.

Ma questo nuovo libro dell’ Ambasciatore Vecchioni consente di cogliere, in modo persino più incisivo di quelli – pure importanti- che l’hanno preceduto, lo spessore culturale e il pensiero politico ‎dell’Autore. Vecchioni non si è certo mai lasciato ingabbiare da facili e utili conformismi, che pur non sono rari nel nostro Paese tra chi scrive di storia e di diplomazia; né da un dominante “pensiero debole”, relativista, falsamente pragmatico, guidato dalle mode del momento.

Con questo, non voglio certo insinuare che Mimmo Vecchioni appartenga, ci mancherebbe altro,alla categoria degli” storici polemisti”, o della folla di “esperti” che esprimono a ogni piè sospinto assolute certezze in tema di intelligence, terrorismo, sicurezza internazionale, e che esprimono queste certezze con cognizione di causa e toni ben diversi da quelli sempre documentati, pacati e gradevoli del nostro Autore.

Se ci limitassimo a “leggere” questo scrittore essenzialmente come un pur gradevolissimo divulgatore, che ci guida alla scoperta di vicende inedite, o ritrovare protagonisti e fatti che erano sommersi nell’ombra, perderemmo quello che mi sembra essere il principale merito di Vecchioni Storico e Diplomatico. E questo perché le sue analisi e la sua narrativa gravitano sempre attorno al valore della libertà, della coerenza e del coraggio, nel rispetto della dignità umana quale fondamentale pilastro della democrazie liberale.

Prima ancora di parlare del Libro, vorrei perciò citare la sua recente Lettera diplomatica  per  il Circolo ‎di studi diplomatici sulla Cuba di Raul Castro, che il nostro ex Ambasciatore a Cuba conosce perfettamente. Correggendo il pensiero  “politically  correct” che fa oggi di Cuba, come d’altra parte dell’Iran, un Paese in rapida evoluzione verso un accettabile Stato di Diritto rispettoso dei diritti umani, Vecchioni osserva:” Molti osservatori sono convinti che Cuba abbia comunque avviato con l’avvento di Raul Castro un processo irreversibile di riforme che farà da volano a un robusto sviluppo economico, le cui ricadute si faranno sentire inevitabilmente anche nel settore politico-istituzionale…prospettiva certo plausibile ma, riteniamo, non a breve scadenza, non fino a quando il potere sarà nelle mani della famiglia Castro…Con la famiglia Castro al potere in definitiva è difficile immaginare per il paese un futuro di democrazia, di sviluppo economico, di mercato libero, di rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Le straordinarie potenzialità del popolo cubano, compresse artificiosamente da quasi 60 anni di immobilismo, continueranno di conseguenza a non potersi esprimere sotto il peso di un’ideologia che la Storia ha già definitivamente condannato”.

Ecco i precisi riferimenti culturali e valoriali di Mimmo‎. Da suo compagno di concorso e amico per alcuni decenni di carriera sono lieto di constatare in ogni suo libro la stessa motivazione e gli stessi riferimenti di quando la nostra sparuta pattuglia  di  “15 volontari Diplomatici” sopravvissuti alla selezione a 50 posti del concorso ’73 era all’Istituto Diplomatico di Luciano Giretti e di Carlo Maria Rossi Arnaud.

I 20 Destini straordinari del XX Secolo scelti da Mimmo Vecchioni a simboli positivi di un’epoca che ha trasformato il Pianeta in modo più rapido e profondo che in qualsiasi fase precedente  della storia umana antica e moderna- pensiamo soltanto alla crescita demografica, alle quattro successive Rivoluzioni Industriali, ai conflitti e alle sfide globali- ci raccontano il coraggio nelle sue più diverse e persino inaspettate manifestazioni. Ci raccontano del senso della patria, della fedeltà a una missione, della “levitas ” di alcuni  di questi grandi spiriti nelle indimenticabili frasi loro attribuite. Non mi sembrano esservi dubbi che il fascino di questi destini straordinari risiede in due categorie diverse di uomini e donne, categorie apparentemente distanti tra loro anni luce per contesto geopolitico, carattere, attività e cultura, ma tutti “destini straordinari” saldati fortemente tra loro dal coraggio e dalla  forza morale.

Da un lato i simboli positivi del XX Secolo, dell’umanità e della forza morale espressa più di ogni altro  da Madre Teresa di Calcutta con il suo “testamento di fede e di carità” come  scrive l’Autore del libro. “L’amore è in effetti la sua parola chiave. Ciò che conta non è tanto fare molto quanto piuttosto mettere molto amore in ciò che si fa”. Insieme alla Santa Macedone , Mimmo Vecchioni colloca altri giganti della nostra epoca, uomini e donne che hanno messo al servizio delle loro idee politiche , dei loro popoli , e soprattutto del salvataggio dei perseguitati dal Nazismo un’eccezionale coraggio e forza morale, come Raoul Wallenberg, Nelson Mandela, Golda Meir ,Gandhi .Dall’altro lato,  militari,  uomini dell’ intelligence, statisti, politici , combattenti per la libertà del loro popolo : da Lawrence d’Arabia a Saint –Exupery; da Guillet a De Martini; da Churchill  a  MacArthur. Tutti guidati da una coscienza di dover fare il loro dovere sempre, in situazioni impossibili, persino al dilà e al disopra degli ordini ricevuti, dei tradimenti da parte di loro stessi amici e governanti, degli infamanti attacchi subiti – come per un eroe dell’anticomunismo sovietico, Victor Kravchenko – di pesanti sconfitte militari – la catastrofe di Gallipoli nella prima guerra mondiale e le elezioni perse da Churchill dopo la seconda- o di circostanze che avrebbero dovuto allontanarli dall’impegno militare e dal rischio, per età o per ruolo svolto.

Lenin viene giustamente inserito tra i grandi protagonisti del XX Secolo,  anche se a mio avviso gli spetterebbe un posto  ben distante da “exempla” plutarchiani di valori positivi. Ma che non sia questo l’intento dell’Autore lo abbiamo già detto ed è chiaro nella trattazione composita , così ricca di personalità di grande rilievo e carattere, popolari e amate da moltissimi, che sfuggono a ogni categorizzazione manichea, come Zelda e Scott Fitzgerald, Ernst Hemingway, Evita Peron, Emilio Salgari.I personaggi rivivono nel libro attraverso episodi che dovevano assolutamente essere riportati alla ribalta, senza trascurare naturalmente le frasi celebri. Valga per tutte quella di Churchill su  Clement Attlee, riadattata molti anni dopo da Fortebraccio e da altri per diverse controfigure e comparse della scena politica italiana: “Un giorno un taxi vuoto si è fermato davanti al n. 10 di Downing Street. Ne è sceso Mr. Attlee”

A tutti noi è particolarmente cara la figura di Amedeo Guillet. Lo è  non soltanto perché impersonifica l’eroismo di ufficiali italiani che anche nella seconda Guerra mondiale hanno scritto una Storia nazionale di insuperabile dignità e grandezza morale‎. Alcuni giorni fa il Generale Giuseppe Panizzi, comandante della Regione Nord , mi ha inviato una mail per dire che , pur essendo dispiaciuto di non poter essere con noi oggi , teneva a sottolineare che Guillet “è un mito” per le tradizioni militari piemontesi , come dimostrato anche dallo spazio a lui riservato al Museo della Cavalleria alla scuola di Pinerolo. La figura di Guillet è almeno altrettanto importante per la Diplomazia italiana . Essa esprime perfettamente il senso della Patria- concetto che deve essere sempre al centro della nostra identità nazionale e Europea- il valore del coraggio, della libertà di giudizio e l’intraprendenza che dovrebbero appartenere al DNA di ogni diplomatico italiano. Soprattutto il  coraggio. Filippo De Grenet , eroe di guerra e della Resistenza, caduto alle Fosse Ardeatine, è  simbolo al quale  la Farnesina ha voluto dedicare il Libro d’oro nella sala degli Ambasciatori, a memoria dei nostri caduti .

Con Mimmo Vecchioni e Fatima Scialdone abbiamo contribuito a diverse recenti  testimonianze sul ruolo  dei “Giusti “ italiani appartenenti alla Diplomazia, alle Forze Armate a ad altre amministrazioni italiane durante la Shoà. La Memoria di Giusti che hanno in circostanze drammatiche  salvato decine di migliaia di ebrei, acquista un’ impressionante attualita’ nell’Europa di oggi. Chi ha servito nelle Istituzioni sa bene quanto sia difficile ribellarsi a ordini moralmente ingiusti, rischiare carriera, impiego, potere, nell’opporsi  ad asserite “ragioni di Stato” che contrastano con la dignita’ e il valore dell’uomo .Conosciamo bene i condizionamenti, le denigrazioni che gli asserviti al potere  riservano a coloro che escono dai ranghi, per opporsi a ingiustizie, prevaricazioni, a condotte reprensibili.

Nelle zone di occupazione italiana della Yugoslavia, della Francia e della Grecia ben 40.000 ebrei di ogni nazionalita’ vennero salvati dai campi di sterminio.Tra i protagonisti, il Console a Salonicco, Guelfo Zamboni, con il sostegno da Roma di Pellegrino Chigi e di Roberto Ducci, e di molti altri colleghi che anteponevano i loro imperativi morali alla convenienza del momento di ottemperare a assurde leggi razziali e ordini del regime. In circostanze etremamente difficili si sono distinti per lo stesso motivo negli anni Settanta, nell’Argentina di Videla e del Cile di Pinochet, altri diplomatici, come Bernardino Osio, Milo Barbarani, Tomaso de Vergottini.

Anche per queste tradizioni, nella certezza che esse proseguiranno, il libro sui 20 Destini straordinari del XX secolo” di Domenico Vecchioni va letto , a mio avviso, come un libro sul coraggio e sulla coerenza delle grandi personalità anche del nostro paese  che hanno più marcato la nostra epoca.

 

©2020 Giulio Terzi

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