Nuovo Post (August 02, 2017 at 08:23AM)


FISCAL COMPACT IN “SALSA FRANCESE”…ANCHE NO! Sono passati cinque anni e mezzo dal discorso del Presidente del Consiglio #MarioMonti al Senato, il 25 gennaio 2012, sulle decisioni che l’Italia doveva prendere per affrontare non soltanto nell’immediato, ma soprattutto nel medio e lungo periodo, i pericolosi squilibri determinatisi nell’eurozona e i rischi di una destabilizzazione economico-finanziaria dalle conseguenze potenzialmente gravissime. In quel discorso, accolto con ricorrenti applausi dagli ampi settori dell’emiciclo che sostenevano il #Governo, il Presidente Monti chiariva che l’adesione al #FiscalCompact era basata su alcune condizioni essenziali per l’assetto della governance della zona euro e per il futuro stesso dell’Unione europea, che vi cito testualmente:
1) il superamento della #crisi economica, finanziaria e sociale che attanaglia l’Europa dipendono solo da riforme strutturali;
2) è necessaria un’agenda europea che coniughi l’indispensabile attenzione al rigore finanziario con la crescita e lo sviluppo;
3) bisogna vitare vincoli o limiti procedurali più rigidi o ulteriori sanzioni rispetto a quelli esistenti nel Patto di stabilità e di crescita;
4) tre – diceva Monti – sono le componenti fondamentali di questo mosaico: il perfezionamento dei sistemi di disciplina delle finanze pubbliche, la definizione di una batteria di firewall (cioè di strumenti di stabilizzazione utili per prevenire ed evitare il “contagio finanziario” tra Paesi eventualmente in difficoltà) e il rilancio di politiche per la crescita e l’occupazione.
Monti concludeva questo importante passaggio dicendo: “Sono tutte e tre tessere di un mosaico che per funzionare veramente non può che essere unitario, e includerle dunque tutte”.
A più di cinque anni da queste importanti enunciazioni, il mosaico è composto purtroppo da molti più spazi bianchi che non da un disegno coerente e ben costruito. Gli ultimi tre Governi, oltre che in una certa misura lo stesso Governo Monti, non sono riusciti o non hanno potuto o voluto realizzare le riforme incisive che in quel gennaio 2012 venivano ritenute la “conditio sine qua non” per approvare il Fiscal Compact. Mercato del lavoro, lotta alla corruzione, risanamento e governance delle banche – incredibilmente date dai responsabili di Governo per “solidissime” sino a non molti mesi fa, e già costate al contribuente e ai risparmiatori oltre trenta miliardi di euro – ritardi di anni nella riforma della giustizia, dell’azione penale e della prescrizione, hanno dato risultati che forse neppure gli osservatori più scettici in Europa, e nel Parlamento italiano, prevedevano poter essere così deludenti nelle settimane in cui il Governo Monti negoziava quell’accordo.
Inoltre, l’impegno della riduzione progressiva dell’indebitamento a partire dal 2012 – perché questo era il chiaro impegno di rientro dell’indebitamento al di sotto del 60% entro venti anni – ha preso nel primo caso una direzione diametralmente opposta alla crescita, passando come rapporto Debito/PIL da 123% a 132%. Questo significa che da quando abbiamo aderito al Fiscal Compact il nostro indebitamento è peggiorato, e non migliorato, aggravando la piramide del debito di quasi altri dieci punti percentuale, mentre sul versante della crescita il saldo del quinquennio è sempre in negativo per quasi il 2%. Un ulteriore voto a favore del Fiscal Compact darebbe quindi la prova di una visione utopica della realtà e dei problemi che continuano a caratterizzare purtroppo il nostro Paese, senza la volontà di affrontarli veramente, in uno gattopardismo fuori tempo. Vorrei fare una considerazione conclusiva sulla situazione nella quale ci troviamo dopo l’elezione di Emmanuel Macron alla Presidenza francese. In questi due mesi hanno ripreso quota, progetti di un’integrazione rafforzata, sul piano politico, economico e monetario: creazione di un Parlamento dell’ Eurozona, di un Ministro delle finanze e di un bilancio per la zona Euro, creazione degli “European Safe Bonds” o la creazione di un fondo comune Europeo per la disoccupazione destinato a Paesi in particolare difficoltà. Come in un “dejà vu”, il Governo italiano si è entusiasticamente lanciato ad abbracciare qualsiasi idea proveniente da Parigi, di rafforzata integrazione dell’Eurozona. Si, ma notiamo bene: di rafforzata integrazione previamente concordata tra Francia e Germania, che taluni hanno immediatamente dichiarato di voler automaticamente sottoscrivere, in nome e per conto di tutti gli italiani. Non vi è stata neanche questa volta, almeno sino ad ora, alcuna seria preparazione di una piattaforma negoziale e neppure di una visione condivisa dell’Italia sull’Europa che vogliamo; manca una strategia del Governo per far conoscere all’opinione pubblica le strade ancora aperte per il nostro Paese, e per far maturare una visione il più possibile condivisa di Europa, superando sia i termini avvilenti del “fuori dall’Euro “da un lato, e gli appelli irrealistici per una ”Europa sempre più coesa dall’altro”… Ci stiamo in poche parole infilando nel “modello #Macron” senza che ancora nessuno – se non forse Angela Merkel… – l’abbia discusso e rapportato al proprio interesse nazionale…? Sorvolando sul fatto che le misure per rilanciare l’economia devono assicurare il rispetto degli standard europei, ovvero la certezza del diritto e un habitat “business friendly”, dove il fattore della lotta alla corruzione diventa determinate per la ricostituzione della credibilità internazionale del nostro Paese. Un programma preciso, e un impegno, che in Italia ancora purtroppo non si vede: VOI COSA NE PENSATE?


Pubblicato sulla mia pagina facebook, qui il post originale.


©2022 Giulio Terzi

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