Giulio Terzi: «I marò Girone e Latorre non hanno sparato, due anni persi»

Giulio Terzi: «I marò Girone e Latorre non hanno sparato, due anni persi»

Giornalettismo del 3 maggio 2016

Per l’ex ministro Giulio Terzi di Santagata sono innocenti, «non ci sono prove» contro i Marò. E la strada giusta, quella dell’arbitrato internazionale, è stata trovata, con oltre due anni di ritardo, per colpa di Letta e Renzi». Intervistato dal Giornale dopo la svolta sul caso dei fucilieri di marina, con Salvatore Girone che potrà tornare in Italia durante l’arbitrato stesso (Massimiliano Latorre è già nel nostro Paese, ndr), l’ex titolare degli Affari esteri si scaglia contro gli ultimi due esecutivi.

GIULIO TERZI DI SANTAGATA CONTRO RENZI E LETTA SUI MARÒ. E ATTACCA: «NIENTE PROVE CONTRO GIRONE E LATORRE»

«Non hanno prove contro i due fucilieri, non c’è nulla di nulla. Ci sono verbali contraffatti, il caso non ha alcun fondamento, inspiegabile che nemmeno un membro dei governi Letta e Renzi abbia gridato ad alta voce che Girone e Latorre non hanno sparato, non hanno ucciso i due poveri pescatori, avevano altre armi, erano da un’altra parte», attacca Giulio Terzi di Santagata. Convinto che l’unica possibilità fosse quella di internazionalizzare la vicenda: «La decisione della Corte dell’Aja di fatto impone all’India di rimandarci indietro Girone in attesa del process che, io credo e spera, si celebrerà in Italia».

 Terzi si scaglia contro New Delhi: «A quattro anni dai fatti l’India non è stata capace di formulare un capo d’imputazione. Niente di niente». E sul rischio che Latorre e Girone possano tornare in India,  continua: «Una vergogna del genere è già accaduta nel marzo di tre anni fa e per questo io mi dimisi da ministro. L’11 marzo del 2013 il governo Monti afferma che i due fucilieri resteranno in Italia perché l’India ha violato gli accordi e le procedure di consultazione, il 22 marzo, solo 11 giorni dopo, per ragione inconfessabili ma che sarebbe bene chiarire con una Commissione d’inchiesta, l’esecutivo si rimangia la parola data e rimanda allo sbaraglio quei due disgraziati, assicurando loro in privata sede che il pasticcio si risolverà nel giro di pochi giorni. Un comportamento dilettantesco».

L’arbitrato potrebbe durare anche anni. Ma per Terzi «ci sono ottime ragioni per pensare che alla fine, più o meno tra un anno, Amburgo possa decidere che la giurisdizione spetta all’Italia»

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