Intervento dal titolo “Europa: problema o soluzione?”

Intervento dal titolo “Europa: problema o soluzione?”al convegno dell’Associazione “Muoviti per la Novità” nell’ambito dell’evento “Il Futuro non è più lo stesso”

 Sassuolo, 16 e 17 novembre 2012

Organizzatori, autorità, cari amici, intervengo con grande piacere all’evento “Prima l’Italia” e innanzitutto mi complimento con i giovani promotori dell’iniziativa per la straordinaria qualità degli interventi e per l’adesione di così tante personalità di primo piano del mondo culturale, politico e istituzionale del Paese.

Il panel che ho volentieri accettato di introdurre s’intitola provocatoriamente “Europa: problema o soluzione?”

Ebbene, per entrare direttamente nel vivo del dibattito, lasciatemi dire che il modello di sviluppo Europeo, immaginato dai Padri fondatori e portato avanti coraggiosamente tra mille difficoltà nel corso degli ultimi decenni, non può che rappresentare “la soluzione” a molti problemi che noi tutti viviamo in questo difficile periodo.

Penso sia anche questo lo spirito che ha guidato la giuria della Fondazione Nobel nell’assegnare proprio all’Unione Europea il Premio Nobel per la Pace. Il nostro Continente, che ha vissuto fino alla metà del secolo scorso una storia burrascosa di atroci conflitti, non ha mai conosciuto un così lungo periodo di stabilità, grazie ad istituzioni come l’Unione Europea, a cui un numero sempre crescente di nazioni riconosce il ruolo di imprescindibile “faro” a difesa della pace e contro le derive nazionaliste, le diffidenze e le ostilità fra i popoli, in un processo virtuoso – e mi ricollego con il titolo del vostro convegno – di “costruzione di un futuro differente”.

Non voglio soffermarmi su una lunga elencazione di obiettivi raggiunti dall’Italia in questi anni di contributo al rafforzamento delle Istituzioni Comunitarie: è noto che il nostro Paese – anche grazie al lavoro del Ministero degli Esteri – interpreta con profonda convinzione il proprio ruolo di paese fondatore dell’Unione Europea.

Ma il modello di sviluppo Europeo – dobbiamo essere sinceri – ha anche in diverse occasioni evidenziato alcuni limiti obiettivi. L’Europa sta attraversando un difficile periodo. Autorevoli osservatori hanno recentemente affermato che è un po’ come se il progetto dell’Unione, partito tanti anni fa ad opera di grandi uomini come De Gasperi, Adenauer, Schuman, stesse attraversando una “crisi d’identità”.

Il “sentire comune” di molti è quello di un’Europa che ha raggiunto lo straordinario obiettivo dell’abbattimento dei confini materiali, ma che non è ancora riuscita a vincere la sfida di una reale comunione d’intenti sotto il profilo politico. E’ ancora troppa la distanza che un qualunque cittadino percepisce tra se e le istituzioni Comunitarie, con la sensazione che questa eccessiva “frammentazione” metta l’Europa in condizione di non riuscire del tutto a dare pronte risposte in scenari internazionali che richiedono decisioni tempestive.

La congiuntura che tutti stiamo vivendo ci ha posto con ancor maggiore incisività dinnanzi a queste problematiche: in lingua cinese però l’ideogramma che raffigura la parola “crisi” è composto da due parole: pericolo + opportunità. Allora è proprio questo il momento giusto per promuovere un rilancio dell’intero progetto Europeo, sul piano economico, su quello politico e istituzionale, e nei rapporti con i nostri partner internazionali.

Come ho ricordato nei giorni scorsi al World Economic Forum di Villa Madama, qui a Roma, la via per lo stimolo alla competitività passa attraverso l’innovazione, gli investimenti e una cornice normativa favorevole allo sviluppo, che includa la riduzione degli ostacoli burocratici all’impresa e un instancabile contrasto alla corruzione. In termini europei, tale programma si traduce in primo luogo nel completamento del Mercato Unico, con la rimozione delle barriere residue a favore dei cittadini, dei consumatori, delle Piccole e Medie Imprese. Vi è un enorme potenziale nel Mercato Unico, che deve essere ancora sfruttato: per promuovere la crescita “verde”, la transizione delle nostre industrie verso sistemi produttivi ad alta efficienza energetica, per realizzare le inter-connettività e per aprire in parallelo la concorrenza nelle industrie di rete, come energia e trasporti.

In queste settimane stiamo negoziando il Quadro Finanziario Pluriennale per il settennato 2014-2020, e l’Italia chiede con forza che il bilancio dell’UE sia orientato alla crescita e alla strategia per lo sviluppo.

Per essere riconosciuti dai cittadini, occorre che i progressi compiuti nell’integrazione economica siano accompagnati da progressi sul piano politico. Il Presidente Van Rompuy nel rapporto cui sta lavorando in vista del Consiglio Europeo di dicembre insiste giustamente sull’importanza di rafforzare il ruolo del Parlamento Europeo e dei Parlamenti Nazionali nella governance dell’Unione. Così come gli Stati, anche l’Europa si definisce, viene riconosciuta e rispettata se è capace di proiettarsi all’esterno in maniera efficace e responsabile.

Dobbiamo quindi rimettere al centro l’integrazione politica, ritrovando impulso, fiducia, speranza. Dobbiamo confidare che – se lo vogliamo davvero – riusciremo ad ottenere presto una vera “unione politica”. L’occasione l’abbiamo ora, cominciando subito a lavorare per le elezioni europee del 2014. Dobbiamo guidarne i programmi, discutere tra elettori, influire positivamente sui candidati. Dobbiamo individuare l’orizzonte nel quale si muovono i partiti nazionali che hanno l’Agenda Europea nei loro programmi e al vertice delle loro preoccupazioni, dobbiamo apparentarci con “famiglie politiche” che avvertono sempre meglio la loro missione in Europa. Aggregandosi attorno a valori Europei condivisi e forti, mirando a istituzioni europee che siano espresse realmente dal voto dei cittadini, e costruendo una politica estera, di difesa e di sicurezza veramente comune: solo così riusciremo a fare emergere una sola, influente voce nel mondo, ben al di là dell’attuale “polifonia” ancora troppo guidata dai singoli interessi nazionali.

A due generazioni dall’originaria fondazione dell’UE – di cui noi italiani non solo siamo stati parte, ma in grandissima misura ideatori – la vostra può e deve essere la generazione della RIFONDAZIONE. Ma attenti: la grande crisi dell’ultimo decennio, che ha seguito due decenni di grande benessere, ha insegnato dolorosamente, soprattutto a Voi giovani, che l'”Europa necessaria” va ben al di là di logiche mercantili. Penso a un’Europa di solidarietà, merito, sostegno alla crescita economica come strada per la piena occupazione, di rispetto delle regole e di integrità individuale. Non basta una crescita mossa da concentrazione di profitti, da politiche occupazionali slegate dalla formazione, dalla produttività e dalla capacità di competere, pure indispensabili: occorre invece un’enfasi su educazione, scienza, innovazione, terreni sui quali si gioca la capacità per Voi giovani di affermarvi nel mondo.

Il dialogo sulla competitività dell’Europa deve quindi includere le motivazioni profonde del percorso europeo, che deve essere sostenuto da una “emotional union” come ha definito Jean-Pierre Lehmann, la motivazione emotiva oltre che razionale, che deve sostenere questo processo.

Credo si debba andare ben oltre l’attualità politica e la congiuntura economica per istaurare un dialogo intenso sul futuro dell’Europa. Promozione dello Stato di diritto e dei diritti umani devono continuare a rappresentare i principi ispiratori della nostra azione sul piano interno e su quello internazionale, per favorire lo sviluppo e la stabilità dei nostri vicini, a Sud come a Oriente.

Continuerò a insistere perché i mezzi e le risorse dell’Unione Europea siano all’altezza delle sfide cui siamo chiamati soprattutto nell’area della sponda sud del Mediterraneo, dove più impellente è la richiesta di una forte presenza europea. Cito il “Grande Mediterraneo” non a caso. Quest’area del mondo è attraversata da storici cambiamenti: non solo le Primavere arabe denotano la voglia di rinnovamento istituzionale e di libertà di milioni di giovani, ma tutta l’area sta vivendo una grande fase di sviluppo economico, con crescente richiesta di know-how e di prodotti, che ne fanno uno dei principali sbocchi per le nostre imprese. L’export italiano verso quest’area è cresciuto in questi anni di crisi di oltre il diciannove% annuo. L’Italia è al centro di quest’area, naturale ponte fra culture, popoli. E di nuovo è il modello Europeo a indicarci la strada: il modello del dialogo, dell’inclusione, dell’apertura ai mercati e ai popoli.

Parlando di opportunità per il futuro, permettetemi inoltre di ricordare che l’Unione Europea mette a disposizione proprio di voi giovani numerosi strumenti. Cito ad esempio il programma “Youth in Action”, i progetti Leonardo, Erasmus e tutti gli altri progetti europei per favorire la mobilità giovanile, la formazione accademica e informale in ambito internazionale, le varie occasioni di scambio, di confronto che l’Unione offre alle giovani generazioni per incrementare le proprie competenze professionali e non solo, conseguendo un curriculum più esteso, completo, spendibile a livello internazionale.

A voi mi rivolgo perché vi consideriate davvero cittadini d’Europa, e ognuno singolarmente possa applicare una dimensione europea al proprio “progetto di vita”. Studiare, lavorare, operare in più nazioni, imparando più lingue e conseguendo esperienze e competenze spendibili in questo vasto mercato unico, è la strada del futuro, il miglior modo di interpretare il nostro tempo e cogliere le opportunità che l’Europa vi propone.

In questa idea dell’Europa, vorrei riflettere con voi anche sul ruolo di Internet, e di tutti gli strumenti di comunicazione che il web ci rende disponibili. Possiamo riflettere sul ruolo che i digital network hanno avuto nelle primavere arabe, nel dare voce e visibilità e quindi potenza alle richieste di libertà dei vostri coetanei nord-africani. Ma c’è di più.

La rete, oggi, è il principale mezzo per abbattere le barriere e diminuire le distanze, e non solo quelle fisiche, ma anche culturali ed etniche. Il web unisce persone e popoli, crea nuovi modelli di cittadinanza, e permette anche un più immediato incontro fra domanda e offerta, non solo in termini economici, di mercato, ma anche domanda e offerta. Anche al Ministero degli Esteri siamo impegnati nell’investimento sulle nuove tecnologie, e stiamo lavorando per portare sempre più la Farnesina “a portata di click”, per i suoi tanti utenti in Italia e nel mondo. Sulla mia pagina Facebook, sono in continuo dialogo con tutti coloro che vogliono confrontarsi quotidianamente con me in piena libertà.

La libertà in rete è un argomento che merita la massima attenzione. L’Italia è stata fra i principali promotori della risoluzione delle Nazioni Unite sulla libertà di Internet, e a breve, nell’Internet Governance Forum Mondiale che si è appena svolto a Baku, in Azerbaigian, abbiamo appoggiato la risoluzione che vuole mantenere il modello attuale di rete come la conosciamo, ovvero una internet di tutti, che sia basata su una governance condivisa, in cui la scienza, la società civile, gli utenti, esprimono il proprio pensiero senza artificiali “organismi sovranazionali” che governino la rete.

Concludo tornando quindi alla domanda iniziale: Europa, problema o soluzione?

Lasciatemi dire, l’Europa non solo è “una soluzione”, ma è innanzitutto un’opportunità…

A voi – nuove generazioni – la responsabilità di cogliere questa opportunità con razionalità e passione, per raggiungere più ambiziosi obiettivi.

Grazie, buon proseguimento di lavoro per il Vostro evento, e i miei più sinceri auguri per il Vostro futuro

©2020 Giulio Terzi

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