Discorso “Il crollo del Muro di Berlino e le vittime del Comunismo”

Milano, 8 Novembre 2014

 “Tutto quello che temevamo con il comunismo- che avremmo perso la nostra casa, i nostri risparmi, che saremmo stati costretti a lavorare per salari da fame e senza nessuna voce in capitolo all’interno del sistema – e’ diventato realta’ con il capitalismo liberale” e con la democrazia.

L’ha detto Jeff Sparrow  , scrittore australiano che continua a dichiararsi fieramente comunista.

Quanto avvenuto venticinque anni fa a Berlino deve essere un momento di unita’ e conciliazione per tuttI gli europei. I dogmi ideologici devono restare sotto le macerie del Muro. Ma la democrazia liberale non potra’ mai, neppure nelle maggiori difficolta’ economiche, essere avvicinata al comunismo.

La scomparsa dell’Unione Sovietica puo’ essere definita “tragedia” solo per legittimare aberrazioni del passato attraverso narrative illusorie e propagandistiche.

Siccome non vi e’ mai stata una Norimberga per i crimini del Comunismo

cento milioni di vittime chiedono ancora giustizia.

La chiedono i 200.000 soldati italiani dell’ Armir fatti sparire da Stalin con la connivenza di Togliatti; le decine di migliaia di profughi giuliano dalmati mai risarciti delle violenze, della pulizia etnica, delle uccisioni nelle foibe ;i venti milioni di morti nell’Unione sovietica dei Gulag, di deportati per annientare culture nazionali ,di dissidenti politici; le decine di milioni di vittime del comunismo cinese: oltre venti milioni sono i morti causati in soli tre anni, dal ’59 al’62,dall’immane carestia creata da Mao con il “grande balzo in avanti” per acquistare dall’Urss acciai e armamenti.

Come non ricordare,in queste giornate?

Noi italiani continuiamo a far finta di niente quando ex terroristi -se mai il termine “ex” e’ decente per degli assassini-   condannati in via definitiva dalla giustizia italiana ed europea, latitano da anni in Paesi  dove ormai piu ‘ nessuno li reclama,pur avendo il Governo che ha l’obbligo costituzionale di farlo.

Ecco perche’  e’ tempo della Memoria di tutte le Vittime del Comunismo .

Cosi’ come la Memoria dei crimini del nazismo e ‘ impressa, indelebile, nella coscienza dell’ Occidente, e quindi nella nostra identita’ , deve esserci uno spazio  preciso  per la   Memoria di queste altre , innumerevoli Vittime.

Anch’essa e’ elemento delle nostra identita’, nazionale ed europea. Dobbiamo coltivarla: nelle rievocazioni; nell’insegnamento ; nell’informazione; nella politica.

L’Europa dopo il Muro.

 

A fine anni ’80 il primato dell’Occidente si era manifestato con  il combinarsi di fattori politici ed economici ,con la  visione di leader come Kohl, Reagan, Thatcher, Gorbachev , nel clima creato dall’elezione di Giovanni Paolo II al Pontificato

Insieme all’allargamento dello spazio di liberta’ e di democrazia in Europa, la “rivoluzione” dell’89 aveva portato con se ‘una conseguenza di enorme portata per gli equilibri europei: l’unificazione tra le due Germanie .

Nei primissimi tempi post unificazione i governanti tedeschi erano stati attenti a giocare con ” mano leggera” nell’agenda europea, impegnati a riassorbire  i Lander orientali nello Stato Federale.Si dovevano evitare contraccolpi con i partners europei e atlantici, e con una Russia che ,per quanto bisognosa degli aiuti economici di Berlino, doveva garantire un percorso agevole alla nuova realta’ tedesca.

Cosi’ uno dei primi passi di Kohl  dopo l’unificazione fu quello di lanciare il 19 Aprile ’90 insieme a Mitterrand il completamento dell’Unione Economica e Monetaria (UEM),e di accelerare la realizzazione dell’Unione Politica.

La preoccupazione di Berlino era di conservare l’asse privilegiato del Trattato dell’Eliseo , rimuovendo le inquietudini francesi.

Nelle intenzioni franco-tedesche l’accelerazione verso l’integrazione economica e monetaria doveva abbinarsi a un’analoga accelerazione verso l’integrazione politica.La nuova Germania  era destinata ad acquisire  un peso assai superiore a quello del Paese diviso tra Est e Ovest che aveva consentito un sostanziale  equilibrio tra i “Paesi fondatori” della Comunita’ Europea , e con la stessa Gran Bretagna.

Kohl era pienamente consapevole, come  Schmidt , Brandt e Adenauer ,che il processo di integrazione esigeva una base paritaria nella rappresentanza di interessi e sensibilita ‘nazionali .Altrimenti l’intera costruzione non sarebbe cresciuta con il sostegno dei popoli europei. Le prime mosse della nuova Germania confermavano la volonta’ di Berlino di agire come “partner tra eguali”. La Germania sarebbe stata sempre piu’ Europea, allontanando il timore un’ Europa piu’ Germanica.

Il  “Concerto Europeo” non ha tuttavia seguito a lungo  questo spartito. Pur essendo  stati enormi gli sforzi per trascrivere nei Trattati di Maastricht, Amsterdam, Roma e Lisbona i “quattro punti” dell’Aprile 1990 – legittimita’, istituzioni, governance politica, politica estera- e far procedere in parallelo l’integrazione politica con quella economica, nei fatti la realta’  incomprimibile dei nuovi rapporti di forza – “the balance of power “,direbbe Kissinger- ha preso presto il sopravvento.

I segnali piu’ eloquenti sono venuti addirittura prima del Trattato di Maastricht, verso la fine del ’92, con la richiesta tedesca di avere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ed entrare cosi’ a far parte del club  dei cinque Paesi vincitori della Seconda Guerra mondiale, legittimati al veto e al possesso di armi nucleari.

In Europa si comincia rapidamente a notare un’ accresciuta assertivita’ tedesca :ad esempio nelle nomine agli incarichi di rilievo, nelle decisioni riguardanti i Balcani ,i rapporti con la Russia,  le politiche di allargamento e i partenariati dell’Unione, la proliferazione nucleare.

E’ peraltro nell’accelerazione dell’Unione Economica e Monetaria che le Germania esprime  il suo nuovo ruolo, sino a diventare il motore traente dell’Eurozona con le misure di bilancio, di stabilita’ e di convergenza invocate da Berlino negli ultimi sei anni.

Un sistema rigido nei parametri economici, dogmaticamente immutabili quali che siano le fluttuazioni congiunturali, di cui ci si era pur impegnati a tener pienamente conto.

Un sistema nel quale La Banca Centrale Europea viene regolarmente frenata dalla Bundesbank quando si tratta di attuare quel “tutto cio’ che occorre” annunciato ormai da due anni.

Un sistema nel quale vengono “nazionalizzate” le responsabilita ‘ della piu’ epocale tra le crisi che stiamo vivendo, quella dell’immigrazione; e dove restano invece “comunitarizzate” a nostro danno crisi che si potevano e dovevano evitare. Mi riferisco all’insistenza di alcuni Paesi per dare priorita’ al “Partenariato Orientale “con l’Ucraina, a scapito dei rapporti con la Russia, anziche’ dare priorita’ al “Partenariato Mediterraneo”, come volevamo noi e gli altri cinque Paesi mediterranei dell’Ue.

Cosa sta facendo l’Europa in Libia, in Siria, in Medio Oriente, alle porte di casa nostra?

Si constata ormai l’ errore  di aver impresso  velocita’ diverse alla dimensione economico-monetaria rispetto a quella politica: non potendovi essere ,senza “Governance” politica, una moneta unica e un’economia integrata ,per di piu’ con quei “poteri di Bilancio” che di fatto ormai competono alla Commissione, come Junker non ha mancato di reiterare al nostro Presidente del Consiglio.

Nell’Unione Europea  politica ed economia orbitano su pianeti lontani tra loro lontani .

“Ce lo chiede l’Europa”

Se c’e’ un’espressione da non usare mai piu’ e’ proprio questa. Un’eredita’ di  tempi nei quali il progetto europeo brillava di luce propria,  assicurava la pace ,garantiva la crescita, rafforzava la solidarieta’, uniformava le regole e sembrava meritare  progressivi trasferimenti di competenze e di sovranita’ da parte dei singoli Stati membri .La luce  di un tempo e’ diventata molto fioca. Nuovi rapporti di forza si sono imposti dopo il crollo del Muro.”Ce lo chiede l’Europa” e’ diventata per molti una frase offensiva.

In un’Europa tanto cambiata dalla fine del Muro il recupero di sovranita’  non puo’ riguardare soltanto la Germania , e non deve tradursi in una devoluzione di poteri da da parte di tutti  verso uno solo, o di molti verso pochi. Con troppo ritardo, ma proprio perche’ in ritardo, il nostro Paese deve “recuperare sovranita’ ” :e non soltanto inseguendo a Bruxelles  o a Berlino qualche, opinabile successo tattico, su Fiscal Compact, deficit, Euro.

Il nostro “recupero di sovranita’”  deve anzitutto avvenire dall’interno della societa’ italiana : dal rilancio forte della nostra identita’ nazionale , dalla riaffermazione dell’etica ,dell’interesse del Paese in una politica estera, sgombra da affarismi e da sudditanze di qualsiasi genere, siano esse verso Bruxelles, Berlino, Mosca, Washington, New Dehli , Brasilia o altrove

E’ inaccettabile che si pensi di ampliare la sfera del diritto di cittadinanza , attraverso lo “ius soli”gia’ riconosciuto a quanti sono *legalmente* nel nostro Paese, anche a coloro che lo sono *illegalmente*. E che cio’ avvenga senza assicurare la nostra cittadinanza a decine di migliaia di discendenti di italiani emigrati che ne hanno diritto. Un “diritto negato” a causa degli anni, dico anni , di attesa necessari  ad avviare una pratica in molte sedi Consolari, penalizzate dalle recenti, numerose chiusure .

Detto questo, credo che la riaffermazione dell’etica nella politica sia la priorita’ massima  alla quale dobbiamo guardare. E ’ anzitutto su questo fronte  che dobbiamo riacquistare una sovranita’ nazionale compromessa dal potere malavitoso, corrotto e clientelare su estesissime fasce di territorio e di Istituzioni dello Stato ,a livello nazionale, regionale e locale.

Leggi  piegate a interessi privati, governi e amministrazioni che soddisfano prima di tutto interessi illeciti, collusioni  in ogni grado e fase di gestione della cosa pubblica. E’ tutto questo che fa perdere al popolo italiano la sua svranita’,che affonda la credibilita’  delle Istituzioni e dell’intero Paese, in Italia  e all’estero.

L’interferenza affaristica pesa in misura sempre piu’ evidente e scoperta sulla Politica estera e di sicurezza del Paese. Prova ne sia la vergogna del caso Maro’ in India, l’assordante  silenzio su Battisti in Brasile, le stranezze di approvvigionamenti energetici a prezzi che penalizzano pesantemente le aziende italiane rispetto ai concorrenti europei .

Al recupero di sovranita ‘ e’ indispensabile un sistema efficace di Governo. Governa poco e male chi non riesce a eliminare la corruzione .Sono i sistemi corrotti ad avere i maggiori problemi nel far rispettare le leggi, nel fornire i servizi, nel rappresentare l’interesse pubblico, nel lottare contro la poverta’ .

 

*LA CORRUZIONE E’ LA TASSA CHE COLPISCE I POVERI*: essa sottrae risorse pubbliche; fa crescere la fiscalita’ persino sui  beni essenziali; provoca aumenti nelle tariffe, come elettricita’ e trasporti. Con il 28% degli italiani al disotto o vicini alla soglia di poverta’ la “corruzione- tassa sui poveri” rappresenta una micidiale leva di destabilizzazione sociale.

Nella lotta alla corruzione , nell’ultimo decennio – come segnalano i “Worldwide Governance  Indicators ” della Banca Mondiale- l’Italia e’ regredita di 20 punti, dal 78% al 58%,mentre per gli altri maggiori Paesi Ue gli indici sono in miglioramento : attorno al 97% per la Germania, tra il 90% e il 95% per la Francia e al 98% per la Gran Bretagna.

Occorrono quindi misure drastiche di risanamento del Paese, delle regole della sua economia e della finanza pubblica.

La riforma regionale, con la modifica del Titolo v della Costituzione, e’ stata il peggiore macigno al collo della finanza pubblica , un moltiplicatore esponenziale di malaffare e corruzione. Va ripensato completamente il sistema delle deleghe ,della gestione e dei controlli, soprattutto in un campo, come quello della Sanita’ ,che riguarda il diritto  alla salute, uniformemente mente garantito a tutti sull’intero territorio nazionale.

Pochi giorni fa mi e’ capitato di  ascoltare una autorevole presentazione sulla Sanita’ in Italia. Abbiamo un sistema fatto di grandi eccellenze, di servizi erogati spesso con grande sacrificio personale degli addetti. Non a caso negli Stati Uniti e nei principali Paesi europei sono richiesti moltissimi medici e ricercatori italiani. Ma il sistema sanitario del nostro paese non e’ piu’ sostenibile. E , nessuna sorpresa su questo, il punto centrale riguarda la dilapidazione delle risorse, le inefficienze paradossali, e -ancora una volta – gli sprechi nella Sanita’ regionale.

Alcuni dati: per molte forniture di materiali i prezzi pagati dalle strutture pubbliche superano perfino del 25%i i valori di mercato. Vi sono differenze di costi anche del 100% tra una struttura sanitaria e un’altra anche nella stessa Regione. E si potrebbe aggiungere l’assenza del “fascicolo sanitario elettronico” diffuso invece da anni, se non decenni, in tutti i principali Paesi. Ancor piu’ valgono queste considerazioni se si considera l’impatto della spesa derivante da cinque milioni di immigrati che in grandissima parte gravano sul sistema sanitario senza corrispondere, come avviene per tutti i cittadini italiani, alcuna contribuzione ne’ ticket: motivo per il quale le regioni aumentano regolarmente le contribuzioni richieste ai cittadini.

Pensiamo, inoltre , che circa il 10%  dell’ indebitamento pubblico e’ esposto ai contratti per “derivati”, sottoscritti da enti locali con la speranza di migliorare la propria situazione di bilancio.

Sta avvenendo il contrario e occorrono nuovi accantonamenti per coprire queste “scommesse” di amministratori locali.

Ne’ ci si puo’ illudere circa gli esiti degli stress test della BCE. Oltre alla situazione quasi- fallimentare di MPS e Carige, divorate dall’  avidita’ di  una classe politica non soltanto locale. I test della BCE hanno mostrato, che sono  ben nove  le “banche a rischio “ piu’ o meno immediato, su venticinque europee.

Questi esempi si aggiungono a una catena punteggiata dalle vicende  Expo, Mose, Mondiali di nuoto, ricostruzioni post terremoti e post inondazioni.

Un quadro estremamente inquietante ,ancor piu’ perche’ non si vede da nessuna parte un repentino cambio di tendenza, ne’ molta volonta’ della classe politica di cambiare le cose: motivo centrale del profondo ,crescente senso di avversione dell’opinione pubblica verso la politica, verso i Partiti e verso il Parlamento.

Il malaffare stinge sulla nostra politica estera e sul ruolo internazionale del Paese. Nei prossimi due anni l’America guardera’ sempre piu’ a se’ stessa. Potremo contribuire veramente ad un’ Europa meno distratta nel Mediterraneo ,ad una politica comune  dell’energia e dell’emigrazione, se non dimostreremo a noi stessi anzitutto di poter essere credibili?

L’Italia e’ OBBLIGATA a ritrovare la sua identita’,a restituire un’etica alla politica. Solo cosi’, attraverso una grande opera di rilancio dei nostri valori , potremo contribuire a mutare   il  corso  di un’Europa che, francamente, non ci piace. Un grande e impegnativo progetto ,per le forze politiche che dimostrino di aver le carte in regola e le persone  giuste per portarlo avanti.

 

©2021 Giulio Terzi

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