IRAN: DA PARIGI CONTRO IL FONDAMENTALISMO

IRAN: DA PARIGI CONTRO IL FONDAMENTALISMO

Articolo di Domenico Letizia* per L’Opinione delle libertà del 5 luglio 2017

Anche quest’anno si è svolta a Parigi, il 1 luglio, la Conferenza annuale “Iran Freedom” organizzata dalla principale coalizione dell’opposizione iraniana, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI). Nel corso degli anni questo evento ha attirato più di 100.000 persone, tra cui centinaia di personaggi politici ed esperti di politica estera da Stati Uniti, Europa e da tutto il mondo. Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana è un’organizzazione e coalizione politica fondata nel 1993, legata al partito anti-teocratico dei Mojahedin del Popolo Iraniano, appoggiato da oltre 550 personalità politiche, culturali e sociali, specialisti, artisti, intellettuali, scienziati, militari e comandanti dell’Esercito di Liberazione Nazionale. Venne fondato inizialmente sull’alleanza tra i Mojahedin del Popolo Iraniano, il Fronte Nazionale Democratico e il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano. L’attuale presidente eletto è Maryam Rajavi.

A far comprendere le priorità del Consiglio della Resistenza Iraniana è proprio Maryam Rajavi che recentemente ha espresso il suo rammarico per le sofferenze e le divisioni che sovrastano la vita delle nazioni in Medio Oriente e in Nord Africa ed ha chiesto a tutti i musulmani, sia sunniti che sciiti, di unirsi in solidarietà per combattere il regime che governa l’Iran. Dall’Italia una nutrita delegazione di deputati e attivisti di ONG, come il senatore Luigi Compagna, il deputato Roberto Rampi, una delegazione della Ong Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale Transnazionale, tra i quali ricordiamo Elisabetta Zamparutti, rappresentante italiana del Comitato Europeo per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa e Matteo Angioli, Laura Harth, Sergio D’Elia, Maurizio Turco e Maria Antonietta Farina e attivisti dei diritti umani come Antonio Stango, Presidente della Lega Italiana dei diritti dell’uomo. In occasione di tali lavori la ONG Nessuno tocchi Caino ha sostenuto la campagna internazionale per i diritti delle donne in Iran, denominata #WhiteWednesday, con dei braccialetti bianchi, recanti la scritta #WhiteWednesday, indossanti da numerose personalità internazionali presenti ai lavori di Parigi.

A dare vita alla campagna è stata la scrittrice Masih Alinejad che da anni gira il mondo occidentale per testimoniare sull’obbligo dell’hijab e in generale sulle condizioni della donna nel suo paese. Dalle sue proteste nel 2014 è nato un movimento, il “My Stealthy Freedom”, attraverso il quale la giornalista e scrittrice mette insieme tutte le donne che seguono la sua opposizione al governo islamico. In brevissimo tempo, la campagna è diventata un simbolo di resistenza da condividere su Twitter e Instagram che va avanti da tempo; tutto è iniziato con una serie di video in cui le donne si mostravano senza hijab per le strade delle città. Le immagini hanno scatenato le ire del mondo islamico più conservatore, che ha cominciato a perseguitarle. All’azione di Nessuno tocchi Caino, tra le personalità presenti alla Convention di Parigi, hanno aderito: Alejo Vidal Quadras, già parlamentare e vice presidente del Pe, Struan Stevenson, già deputato britannico,  la politica colombiana e attivista per i diritti umani Ingrid BetancourtJoe Lieberman, politico USA, Rudolph Giuliani, politico USA e già sindaco di New York, Giulio Terzi di Sant’Agata, già Ministro degli Esteri, Yade Rama, già Ministro per diritti umani in Francia, Sid Ahmed Gozali, già Primo Ministro in Algeria e i parlamentari italiani Roberto Rampi, Nicola Ciracì, Bartolomeo Pepe, Luigi Compagna, Valeria Cardinali Pietro Liuzzi.

(*) Consiglio direttivo di Nessuno tocchi Caino

©2022 Giulio Terzi

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