Nuovo Post (May 26, 2018 at 08:49PM)


I “VUOTI DI MEMORIA” DELLA POLITICA ITALIANA… Qualche giorno fa sono intervenuto a uno straordinario evento organizzato dall’Università LUMSA in occasione dei 100 anni dalla fine della I Guerra Mondiale. Nel 1918 l’Italia partecipava – da vincitrice – alla Conferenza di pace di Versailles; successivamente, nel 1946, #DeGasperi rappresentava a #Parigi – alla conferenza di pace della II Guerra Mondiale – un’Italia ammessa al tavolo solo per prendere atto di un diktat: difficile non trovare una continuità tra queste due pagine di storia. Persino per un’Italia che aveva innegabilmente, con grandissimo sacrificio contribuito all’affermazione delle potenze della Triplice Intesa e dell’America, la Conferenza di Pace del 1918 si rivelava una distratta matrigna; ma il diktat impostoci nel ’46 andava ben al di là di quanto subito dagli altri paesi sconfitti: l’insofferenza verso la vittoria mutilata del 1918 e l’indignazione per l’ingiustizia del diktat subito da De Gasperi nel 1946 sono collegate da un denominatore comune. Per far valer le “ragioni della vittoria” nel 1918 la delegazione italiana, guidata da Vittorio Emanuele #Orlando e da Sidney #Sonnino, si presentava a Versailles con grandi speranze, dettate dal decisivo ruolo che l’Italia aveva avuto nella sconfitta degli imperi-centrali. Ben presto ci si rese però conto che il clima della conferenza di pace non era tra i più favorevoli: i nostri delegati, che si aspettavano, legittimamente, l’applicazione degli accordi del Trattato di Londra del 1915, e si scontravano invece con l’ostruzionismo del Presidente #Wilson, poco propenso a riconoscere quanto era stato promesso al nostro paese. Di fronte all’ostinazione di Wilson, Orlando e Sonnino, abbandonavano sdegnati i lavori, con un gesto che doveva avere conseguenze disastrose: quando si trattò di decidere le sorti delle colonie tedesche, queste furono spartite tra altre potenze, e l’Italia venne ignorata. Ci furono riconosciuti il Trentino, l’Alto Adige, l’Istria e Trieste, ma non la Dalmazia e Fiume città poi occupata, nel 1919, dalla spedizione di D’Annunzio, alla testa dei suoi “legionari”. L’umiliazione subita dai nostri delegati, a Versailles, creò nel paese, già debilitato dalla crisi economica post-bellica, un clima di grande frustrazione, alimentando la tesi della “vittoria mutilata”: ne sarebbe seguita una grande instabilità politica, caratterizzata da scioperi e proteste, in cui trovò terreno fertile, soprattutto tra i reduci, desiderosi di rivalsa, il partito fascista di Benito #Mussolini. La vittoria mutilata del 1918 degenera ancor più nel 1945, in un diktat la cui intollerabilità viene percepita chiaramente dallo stesso De Gasperi. Gorizia, Trieste, Istria, Dalmazia, Dodecanneso, Colonie, erano stati costanti punti di frizione con i nostri alleati nella vittoria, e hanno continuato ad esserlo nei confronti delle potenze alleate nel 1945; l’influenza dei comunisti e dei socialisti si era fatta particolarmente pesante, nel contrastare o per lo meno nel manifestare indifferenza alla preservazione della sovranità nazionale nella sua integrità. E questo perché si trattava di movimenti che rappresentavano una parte rilevante della società italiana, impegnati a demolire lo stato borghese, a sostenere l’URSS e l’Internazionale comunista, a premiare la sudditanza di #Togliatti a #Stalin e la stretta associazione del #PCI, oltre che al #PCUS, e a Tito. inoltre, rimettere in discussione valori risorgimentali di unità nazionale, di patria e di sovranità sulle terre considerate italiane significava per loro capitalizzare il ruolo avuto nella Resistenza, e addebitare interamente alla Monarchia tutte le responsabilità dell’estinto regime fascista. Le ragioni della sconfitta pongono così le radici di un successivo percorso, intriso di radicale anti-atlantismo, e di compiaciute rinunce alla sovranità su territori italiani. Sono poi stati proprio i “silenzi” sulle sofferenze subite a privare l’opinione pubblica italiana di fondamentali elementi di giudizio nei confronti del comunismo: in questo clima si concretizzò la rinuncia definitiva alla Sovranità italiana sulla “Zona B”, decisa con il Trattato di Osimo. A questo riguardo, merita soffermarsi sullo straordinario discorso pronunciato alla Conferenza di pace da Alcide De Gasperi il 10 agosto 1946: è un discorso molto duro, amaro, per il trattamento riservato all’Italia in un Trattato presentatogli come “cosa già fatta” dai Paesi vincitori partecipanti alla Conferenza. Nonostante la “cobelligeranza” dichiarata dall’Italia dopo l’8 settembre, e il contributo dato agli Alleati dalle nostre unità partigiane, nessun riconoscimento veniva dato all’Italia. Ebbene, un punto assolutamente centrale nel discorso di De Gasperi riguardava appunto Trieste, e delineava con grande preveggenza gli enormi rischi che le Comunità italiane stavano correndo nelle zone occupate dalle forze di Tito. “Il carattere punitivo del Trattato – sottolineava il Presidente del Consiglio – risulta anche dalle sue clausole territoriali. Come sarà possibile, obiettano i triestini, mantenere l’ordine in uno Stato non è accetto né agli uni né agli altri..? Voi rinserrate nella facile gabbia di uno statuto i due contendenti, e poi pretendete che non vengano alle mani… avete dovuto far torto all’Italia rinnegando la linea etnica; avete abbandonato alla Jugoslavia la zona di Parenzo e Pola…il totale degli italiani esclusi dall’Italia è di 446.000”, concludeva De Gasperi. Il rapporto preparato dai Servizi di informazione italiani sul “Trattamento degli Italiani” da parte Jugoslava dopo l’8 settembre 1943 avrebbe potuto certamente essere reso pubblico e utilizzato da De Gasperi alla Conferenza di Londra, ma ciò che non avvenne, probabilmente perché avrebbe creato una frattura con il Partito Comunista Italiano, sodale dei comunisti jugoslavi. Quell’atroce silenzio sulle Foibe e sulle violenze subite da nostri connazionali, si spiega forse come una pragmatica scorciatoia della politica, ma in realtà non si giustifica assolutamente; e si giustifica ancor meno il fatto che la consegna del silenzio sia proseguita per altri decenni, nei qual sovranità e identità nazionale sono state appannate da questi discutibili “vuoti di memoria”… COSA NE PENSATE?


Pubblicato sulla mia pagina facebook, qui il post originale.


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